HomeCronacaScontro tra treni, oggi il riconoscimento delle 27 vittime accertate

Scontro tra treni, oggi il riconoscimento delle 27 vittime accertate

Un binario, 12 chilometri, 15 minuti di percorrenza. Tra Andria e Corato. Tra Corato ed Andria. Una routine per tanta gente. Studenti, pendolari, lavoratori, amici che si incontrano, parenti… la solita commissione da fare, il negozio da raggiungere, il collega da prendere in giro il lunedì mattina.

Un vagone nuovo, un treno sicuro, di quelli che ispirano fiducia. C’è l’aria condizionata, ci sono i posti per i disabili, i finestrini sono puliti e si possono vedere gli splendidi uliveti della Puglia, con quà e là un contadino ritto su una scala nella dura fatica del suo quotidiano essere e tornare.

E c’è il tranquillizzante caldo di luglio.

E poi, quando meno te lo aspetti, un colpo sordo, un tonfo, le lamiere che si contorcono, si piegano su se stesse, il vagone che sbanda, la gente che urla, mentre qualcuno resta fermo e con gli occhi sbarrati perchè, in fondo, non sta capendo nulla di quello che sta accadendo.

Alle 11.30 di un qualunque martedì di luglio, a metà tra la voglia di mare e quella di restarsene al fresco davanti ad un ventilatore e la necessità di vivere, con normalità, un’altra giornata di questo 2016, succede quello che nessuno poteva (e doveva) aspettarsi.

Due treni percorrono ad una velocità sostenuta (qualcuno dice intorno ai 100 chilometri orari) lo stesso binario, unico, tra Corato ed Andria, a cavallo della Bat e della cinta esterna della Città Metropolitana di Bari.

Ed è l’inferno. Il bilancio delle vittime ancora non è definitivo. Del resto è complicato perfino stabilire quante persone ci fossero sui due convogli. Non ci sono, infatti, elenchi di passeggeri o numeri certi dei biglietti staccati o vidimati per una singola corsa. Bisogna ricostruire ogni singola storia, accertarsi di ogni persona in viaggio, capire dove si trovava, dove si trova, se è ferita, se è deceduta, e ricostruire tragicamente nomi, volti e ricordi attraverso un vestito, un cellulare, una collana e, a volte, un pezzo inanimato di un corpo che fino a pochi attimi prima sudava, sospirava, viveva.

A quasi 24 ore di distanza si parla ancora di cifre: 27 morti accertati ed una 30ina di feriti sparsi per i vari nosocomi del nord barese. Questa mattina a Bari, nei locali del Policlinico, avverrà la straziante litania del riconoscimento delle salme (o di quel che ne resta) da parte dei familiari. Un atto indispensabile per poter dare un volto ed un nome alle vittime di una strage che non poteva accadere. Che non doveva accadere.

Ci sarà tempo per trovare le responsabilità. Ci sono i magistrati già al lavoro (la procura di Trani ha aperto un fascicolo ed indaga per disastro colposo plurimo), la Ferrotramviaria ha già messo a disposizione degli inquirenti gli atti e i tabulati telefonici delle comunicazioni tra le stazioni e i due convogli. Una scatola nera è stata ritrovata e presto verrà esaminata dai tecnici. La sorte dell’altra, invece, probabilmente è segnata da impatto troppo forte e devastante.

Ci sarà anche tempo per raccontare della straordinaria generosità dei pugliesi, dei soccorritori e del loro lavoro instancabile ed incessante sotto il sole e senza guardare l’orologio. Verrà anche il tempo della sfilata dei politici, delle dichiarazioni di “sgomento ed incredulità” (lo siamo tutti, non c’è bisogno di scriverlo in un comunicato stampa).

Ma non è ancora tempo dei nomi. Non lo meritano i morti e non lo meritano le famiglie di chi in quel binario, tra Corato ed Andria, ha lasciato i sogni, il futuro, la vita. Non prima che vengano ufficializzati e riconosciuti. Non ci interessa essere “i primi” a raccontare le loro storie, a parlare del ragazzo che tornava a casa, o di chi si stava recando in ufficio. E meno che mai parleremo dei feriti, mettendo in un unico foglio chi è stato curato per un taglio su un braccio o un colpo alla schiena e chi sta lottando tra la vita e la morte in un letto del reparto di rianimazione di Barletta.

Ci inchiniamo di fronte ai tanti colleghi che, con le lacrime agli occhi e il terrore di scoprire loro amici o parenti su quei maledetti treni, hanno passato ore e ore per cercare di raccontare il dramma che ha colpito una intera comunità. Con deontologia e senso del dovere. Ci inchiniamo molto meno per chi si diverte a sbattere un foglietto in prima pagina, senza poi nemmeno filtrare la notizia e darle il giusto e drammatico peso, con nomi, date di nascita e luoghi di ricovero in barba ad ogni norma legale e deontologica sul rispetto della privacy e sul senso stesso di quella che dovrebbe essere una nobile professione, ma che troppo spesso si copre il volto con una maschera di schizofrenica e cinica voglia di essere primi, di essere bravi, e di conquistare un like in più.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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