HomePoliticaConfagricoltura: Grano nazionale per prodotti italiani

Confagricoltura: Grano nazionale per prodotti italiani

Una crisi che sembra non avere fine, e che promette di acuirsi sempre maggiormente per i produttori agricoli pugliesi se non ci saranno seri ed immediati interventi per tutelare il nostro grano. Sarà sufficiente la Commissione Unica Nazionale per risolvere il problema ed aprire una speranza per i produttori pugliesi? E d’altro canto, senza una filiera tutelata e garantita, e senza la piena collaborazione delle aziende di traformazione, certamente da soli i coltivatori non potranno risalire la china.

C’è chi compra grano italiano e chi quello straniero. A Taranto, nei giorni scorsi, l’esempio positivo del contratto di filiera che impegna Barilla ad acquistare dai produttori ionici ad un prezzo minimo garantito, mentre a Bari – è notizia di queste ore – sbarcano 20mila tonnellate di frumento bulgaro che, invece, garantiscono ben poco.

“Ecco perché – attacca Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura Taranto – è necessario puntare sul grano nazionale per fare prodotti italiani: è l’unica garanzia vera per chi produce e per chi consuma”.

“La differenza – continua il presidente – quando poi si va ad acquistare pane, pasta e prodotti da forno nessuno la conosce: in etichetta non c’è l’obbligo d’origine per la semola. Ma l’effetto lo conoscono benissimo i nostri agricoltori che stanno assistendo al crollo del prezzo del loro grano ormai da diversi mesi”.

Ed il problema principale della crisi di un settore agricolo per molte parti d’Italia di primaria importanza (un tempo la Puglia era chiamata “il granaio d’Italia”) è proprio il crollo continuo dei prezzi che rendono decisamente antieconomico continuare a produrre, mentre le aziende di trasformazione preferiscono risparmiare sulla filiera facendo arrivare grano in Italia da paesi con scarsi controlli e con prezzi abbattuti dall’assenza di regole sulla produzione e sul costo del lavoro.

I prezzi medi, secondo le ultime rilevazioni Ismea, sono calati nell’ordine del 41-45% per le diverse varietà di grano duro e del 15-19% per il tenero. Numeri preoccupanti che fanno il paio con quelli certificati, in direzione opposta, da una ricerca del Centro Studi di Confagricoltura: l’importazione di frumento estero è infatti cresciuto in volume del 53% e in valore del 79,3% in tre anni (dal 2012 al 2015), con un picco di 2,7 milioni di tonnellate nel 2014.

Per Lazzàro il segnale lanciato dal colosso Barilla va nella direzione giusta: “Realizzare una filiera tutta italiana – rimarca – basata su qualità e sicurezza alimentare è possibile se si riconosce il ruolo cruciale dei produttori in un sistema reciprocamente vantaggioso. Per questo motivo bisogna aiutare e sostenere i contratti di filiera e le aziende che vi aderiscono, perché è l’unico modo per garantire un prezzo equo e un reddito dignitoso al lavoro di migliaia di agricoltori. Al tempo stesso, è urgente mettere un freno all’importazione dall’estero e alle possibili manovre speculative. La Commissione Unica Nazionale speriamo sia uno strumento utile in tal senso, ma bisogna accelerare sul versante dell’etichettatura trasparente e della tutela della filiera cerealicola italiana e pugliese in particolare, su cui chiediamo l’intervento concreto della Giunta regionale. Chi invece vuol produrre o acquistare un made in Italy dimezzato lo faccia pure, ma per favore – conclude Lazzàro – ammaini il Tricolore”.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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