Prima che qualcuno si scateni contro gli hacker del Cremlino, è bene mettere un punto fermo su un concetto fondamentale: la Clinton era un candidato debole quanto un panetto di burro di un caseificio di Busseto infilato nel forno a 180 gradi. Che sia stata comunque scelta dal popolo stesso per affrontare le elezioni è una contraddizione tipica della democrazia: il popolo sceglie nel bene e nel male e l’affossare Bernie Sanders si è rivelato un boomerang micidiale. Non che un socialista dichiarato potesse fare facilmente breccia nel cuore dei democratici, ma l’apporto dell’elettorato più giovane, che aveva riposto le proprie speranze in Bernie, avrebbe potuto regalare una speranza in più all’ondata anti populista di stampo trumpiano.
Tant’è, la vittoria di Trump non era contemplata, era considerata un’ecatombe impossibile da reggere, un negare l’esistenza del Babadook per poter dormire più tranquilli la notte.
Ora che Hillary è letteralmente sparita, tanto da non presentarsi nemmeno al post speech elettorale (si dice per aspettare una riconta dei voti), il quadro è abbastanza completo. I sondaggi completamente sbagliati e gli opinionisti che dovrebbero studiare un po’ di meno le meccaniche della politica e un po’ di più come funziona il rodimento di culo del popolo, hanno per l’ennesima volta creato una sceneggiatura thriller per le dirette televisive, buone per tenerci svegli con gli occhi sgranati mentre l’imponderabile (per lor signori) diventa concreto. Che si sia schierati o no, nessuno aveva messo in conto la vittoria del biondo miliardario razzista-sessista-omofobo-amico delle lobby delle armi.
Perchè imbastire delle polemiche sugli sproloqui di uno che non ha mai avuto a che fare direttamente con la politica è uno sport divertente e che riempie le pagine dei giornali. Un po’ come accade qui in Italia con Grillo, che manda a fanculo mezza classe politica raccogliendo prima una sequela di critiche dai culi felpati dei palazzi del potere e poi una marea di consensi dalla gente con il culo per terra. Chiamatelo populismo, chiamatela retorica, ma la verità è che il popolo vuole la sostanza e non le chiacchiere stantìe, come quelle della Clinton, aggravate dall’uso patologico della menzogna e del supporto neanche troppo velato delle lobby del potere.
Ok, Trump dalla sua ha la cosa peggiore, il supporto dei fabbricanti di armi e la strenua difesa del secondo emendamento, tanto da portarlo all’esasperazione totale, ma se vi fermate un attimo a riflettere forse capirete quale sorta di grande bluff si nasconda dietro le singole affermazioni più pesanti di Donald.
Costruire un muro che divide gli USA dal Messico è una fesseria di cui neanche Trump era convinto. Avrebbe un costo di costruzione e gestione stratosferico, letteralmente, avrebbe minato le basi della costituzione americana dalle fondamenta e avrebbe, in verità, impedito l’arrivo di quella manodopera a basso costo che tanto fa grande buona parte degli statunitensi. Le becere affermazioni sulle donne sono, per lo più, di una decina di anni fa: non che siano da sottovalutare o perdonare, ma qui abbiamo avuto Berlusconi al potere che ha sdoganato il bunga bunga in tutto il mondo. E noi, in fin dei conti, ci ridevamo su, come quando Pannella portò Cicciolina in parlamento.
Il ricucire i rapporti con Putin è stato visto come un passo pericoloso, mentre è la cosa migliore che Trump possa fare. L’alleanza con il regime russo, in un periodo storico come questo, è essenziale per fermare pulsioni terroristiche dei paesi mediorientali, quegli stessi paesi che la cara Clinton ha foraggiato per anni, prima con suo marito presidente e poi come segretario di stato per Obama. Putin non è un santo, è un oligarca che cammina sulla soglia della repressione, ma non siamo noi europei a sborsare milioni di euro ad Erdogan per fermare gli immigrati, soldi che finiscono chissà dove tranne che per raggiungere lo scopo?
Non è che dobbiamo fare una gara a chi sia meno peggio, per carità, ma dovremmo prima guardare all’interno del nostro continente prima di criticare qualcuno che è dall’altra parte dell’oceano. Soprattutto Schulz che, dando prova della sua idiozia, proprio stamane ha affermato che ora che Trump è presidente sarà difficile integrare gli USA nei rapporti con l’Europa.
La barzelletta del millennio.
E Trump, fidatevi, era il meno pericoloso dei candidati repubblicani, quegli stessi repubblicani che lo avevano rinnegato fino a pochi mesi fa per appoggiare Ted Cruz. Fate un giro su youtube e troverete un simpaticissimo video in cui Cruz, per appoggiare le lobby delle armi, cuoce una fettina di bacon sulla canna di un HK47 in azione. Roba da far impallidire l’ispettore Callaghan. Proprio quello delle armi è il punto più debole del programma di Trump, perchè armare ogni cittadino è assolutamente una follia. Ma se pensate che il congresso lasci carta bianca a qualsiasi decisione di Trump… beh, allora potete calmarvi. Non ci sarà alcun muro, nessuna legge che arma le mani di tutti gli stati, nessuna repressione omofoba. Erano chiacchiere e tali resteranno.
Come lo erano gli endorsement dello star system americano, Clooney, Madonna, Lady GaGa, De Niro in testa per Hillary, caduti nel vuoto tristemente. E che segnano finalmente, una sorta di solco netto tra la concezione dei poteri forti che hanno del popolo e la capacità del popolo stesso di decidere con la propria testa senza farsi influenzare da un vip.
Trump ha vinto democraticamente, punto.
Non accettare la sua elezione da parte dei governi degli altri stati, criticarla, denigrarla è il più chiaro simbolo di dittatura. Non stiamo parlando di un novello Hitler, di un uomo solo al comando con il potere assoluto in mano. Dietro di lui ci sono i parlamentari e gli stati con la propria legislazione indipendente. Basti pensare che proprio ieri la California ha votato l’uso della marijuana a scopo ricreativo… che non è propriamente una legge repubblicana. Ma è una legge di quello stato e rimane così come.
Gli USA non sono un regime totalitario e non lo diventeranno mai, punto. L’elezione di Donald Trump non è peggiore di quella di Lindon Johnson, Nixon, Reagan e Bush. Sarà anche un uomo di spettacolo alla fine, di quelli che sanno quando piazzare il colpo giusto per far parlare di se e rubare la scena all’avversario. Sicuramente ridimensionerà i suoi comportamenti appena si siederà nella stanza ovale. E farà anche parte di un popolo pieno di contraddizioni, ma è sempre un popolo che sceglie in libertà e che, una volta per tutte, ha dimostrato che quando s’incazza per davvero, la gente può scaraventare fuori dalla finestra i veri dittatori.
PS: a parte tutto questo, spero che gli diano i codici per le testate nucleari sbagliati. Non si sa mai.











