Il decreto Madia cambia le regole di gestione per circa 30 mila manager pubblici, prevede la costituzione del Ruolo dei dirigenti locali, l’abolizione della figura del segretario comunale e provinciale, con la conseguente soppressione del relativo albo. Al posto del segretario comunale, gli enti locali incaricheranno come figura obbligatoria il «dirigente apicale», selezionandolo con le ordinarie procedure per l’incarico dei dirigenti appartenenti ai ruoli.
Il Governo ha tempo fino al 27 novembre per l’adozione della riforma Madia. Il testo approvato dovrebbe essere inviato nuovamente alle commissioni parlamentari nel caso in cui esso non si adattasse alle richieste delle stesse, ma è molto probabile che lo stesso recepisca tali indicazioni e, di conseguenza, sia definitivo. E’ possibile quindi che a dicembre venga pubblicato in Gazzetta Ufficiale e che possa entrare in vigore, decorsi i previsti 15 giorni, nei primi di gennaio.
I segretari comunali sostengono che la Riforma Madia li mette in una forte condizione di dipendenza dal potere politico; ritengono umiliante l’abolizione della categoria, così come il demansionamento e la possibilità di essere esposti ad un licenziamento di massa. Tutto questo, avrebbe riflessi negativi e pericolosi per il paese, che si troverebbe una dirigenza pubblica precarizzata e dipendente dalla politica, più che essere al servizio della Nazione. Quindi, chiedono di modificare il testo così come peraltro hanno consigliato al governo due commissioni parlamentari, il Consiglio di Stato e la Conferenza unificata.
Tutti i pareri propedeutici infatti,(Consiglio di Stato, Conferenza Unificata tra Stato, Regioni e autonomie locali e commissioni parlamentari) sono stati espressi; entro la fine del mese quindi, il Consiglio dei Ministri dovrebbe approvare definitivamente il decreto legislativo di riforma della dirigenza pubblica sulla base della delega contenuta nella legge n. 124/2015, cd riforma Madia. I pareri sono favorevoli e richiedono una serie di modifiche significative.
Il parere della commissione Affari Costituzionali del Senato, arrivato nei giorni scorsi, ha dato via libera al testo condizionandolo, però, alle modifiche di alcuni punti, praticamente quelli che gli stessi dirigenti avevano segnalato nelle audizioni. In particolare, emergono criticità che riguardano l’organo preposto all’assegnazione degli incarichi ai dirigenti che concludono mandato quadriennale, la cui composizione cosi come disegnata nel decreto Madia, non rispetterebbe i principi espressi nelle delega data al governo, che prevedono che ai membri designati dall’esecutivo ne siano affiancati altri, più numerosi, scelti con una selezione pubblica. Inoltre, la riserva di posti a disposizione dei dirigenti di prima fascia (che attualmente hanno maggiori responsabilità) nelle future selezioni. Una percentuale (il 30%) troppo bassa e che ad avviso della Commissione lederebbe le loro professionalità. I rischi di impugnazione possono derivare anche dalla norma che precisa che uno dei motivi per non confermare i dirigenti pubblici nel ruolo, e dunque dopo due anni di inattività la possibilità di metterli alla porta, è il mancato raggiungimento degli obiettivi assegnati. Una direttiva che lascia troppo arbitrio e discrezionalità al potere politico. Dunque i cosiddetti target dovrebbero essere specificati e dettagliati per evitare abusi.
Lo scorso 3 novembre, al termine della Conferenza Unificata straordinaria convocata al ministero per gli Affari regionali per discutere dello schema di decreto legislativo sulla dirigenza pubblica, nell’ambito della riforma Madia sulla PA, l’Anci, per voce del presidente nazionale Antonio Decaro ha sottolineato la condivisione di una una figura dirigenziale unica, un’unica responsabilità e un risparmio dei costi. Anci ha presentato un documento con alcune proposte correttive ritenute indispensabili e fondamentali per una efficace attuazione della legge delega, la cui approvazione è determinante per espressione di parere favorevole dell’Associazione dei Comuni. L’Anci, ha anche richiesto l’attivazione di un “Fondo perequativo” per garantire che il trattamento economico dei dirigenti non confermati non sia a carico delle singole amministrazioni comunali.
Il Ministro Madia evidenzia la complessità della questione la quale si intreccia con la riforma dei dirigenti pubblici. Per ribattere alle critiche arrivate al decreto, sottolinea che gli incarichi, saranno legati a «una valutazione oggettiva delle competenze» e «non a una discrezionalità politica» perché l’obiettivo è di «separare la politica dall’amministrazione». Sul punto, fa sapere il Ministro, il governo è al lavoro per scrivere la versione finale del decreto, che dovrà arrivare entro il 27 novembre dopo i correttivi chiesti da Consiglio di Stato, Conferenza Unificata e Parlamento.”
Bernadette Veca, direttore generale del Mit (Ministero delle Infrastrutture) e membro del Comitato dei dirigenti pubblici per la difesa degli articoli 97 e 98 della Costituzione lancia l’allarme, in vista dell’approssimarsi del termine di scadenza del termine di fine novembre per l’approvazione della normativa da parte del Governo, prima del voto referendario del 4 dicembre. Sottolinea che il fronte dei grandi dirigenti pubblici è molto caldo sul tema ed è forte l’aspettativa che il testo definitivo della riforma abbia la massima adesione ai pareri espressi dalle commissioni parlamentari, dal Consiglio di Stato e dalla Commissione unificata. Per la Veca, i tempi sono stretti e nessun passo formale è stato fatto da parte del ministro Madia per accogliere le richieste di modifica. Vi sarebbero diversi punti di in «collisione» con le norme costituzionali. Innanzitutto viene ribadito che il Governo deve indicare le risorse economiche per l’applicazione della riforma. Riconoscendo, come sostenuto dal comitato dei dirigenti, che la stessa a differenza di quanto sostenuto dal governo non è a costo zero ma implica una spesa che va necessariamente messa in conto nel bilancio pubblico.
Intanto quest’oggi, lunedì 21 novembre, a Bari, presso la Prefettura, l’Albo dei segretari comunali e provinciali di Puglia organizza un incontro di approfondimento sulla Riforma della dirigenza pubblica. L’obbiettivo è quello di fare il punto della situazione alla vigilia dell’approvazione definitiva del Decreto attuativo inerente l’introduzione del Ruolo unico della Dirigenza e in attesa dell’istituzione delle tre Commissioni per la Dirigenza della Repubblica (Statale, Regionale e Locale) che dovranno definire le linee guida di estremo rilievo per tutte le fasi nevralgiche del nuovo sistema, da quella iniziale fino al momento della cessazione dell’incarico. I segretari comunali pugliesi vogliono fare uno sforzo comune di progettazione futura in considerazione del fatto che il legislatore dovrà disciplinare i requisiti professionali necessari per gli incarichi del Dirigente Apicale nonché il ruolo e le competenze che dovrà ricoprire negli Enti locali.
Si tratta di un evento eccezionale a carattere nazionale vista la presenza di tutti i responsabili nazionali delle Associazioni e dei Sindacati dei Segretari comunali. A conclusione dell’incontro è prevista la partecipazione del Prefetto di Bari e dei Presidenti dell’ANCI nazionale e regionale.











