Prima la mozione di sfiducia, firmata dalle opposizioni di centrosinitra e da alcuni esponenti di una maggioranza sempre più in bilico.
Poi le dimissioni annunciate di 17 consiglieri che avrebbero, di fatto, sciolto immediatamente il consiglio comunale di Brindisi.
Ieri poi le annunciate dimissioni del sindaco Angela Carluccio, che ha ancicipato la mossa dei consiglieri, di fatto rinviando tutta la decisione sul futuro dell’amministrazione che guida il capoluogo pugliese dalla scorsa estate alla seduta del Consiglio Comunale del prossimo 13 febbraio, che si preannuncia infuocata.
Il colpo di grazia (tutto era pronto dal notaio e si aspettavano soltanto le firme dei Consiglieri) non è riuscito. E si allunga la conta dei giorni per una resa dei conti all’interno dell’amministrazione Carluccio che si preannuncia difficile ed irta di difficoltà (e di sorprese).
E così sarà, dunque, fino al prossimo 13 febbraio, quando in aula verrà votata quella mozione di sfiducia sottoscritta da 17 consiglieri pronti a chiudere l’esperienza amministrativa di Angela Carluccio, iniziata appena lo scorso giugno.
Nodo della questione, ancora una volta, i rifiuti e la Tari. Dopo la fine dell’esperienza di sindaco di Mimmo Consales, travolto proprio dai rifiuti e dalle inchieste della magistratura (attualmente acora in corso) Brindisi la scorsa estate è tornata alle urne per cambiare amministrazione.
Ma evidentemente i problemi sul tavolo sono sempre gli stessi. La rottura definitiva all’interno della maggioranza si è consumata quando la Carluccio ha rinnovato la sua Giunta lo scorso 18 gennaio dopo che il primo esecutivo era stato azzerato dopo le dimissioni di due assessori fittiani.
La Carluccio ha voluto per se la delega ai rifiuti, sfilandola al vicesindaco che si è dimesso sbattendo la porta e dando il “la” ad una crisi che, ad oggi, appare senza soluzione.











