Dopo un anno e mezzo di indagini messe in campo dalla Procura di Trani arrivano le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse nei confronti di sei persone coinvolte, a vario titolo, in reati riconducibili al fenomeno del capolarato.
Ad operare questa mattina uomini della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza di Trani.
Le indagini hanno preso il via all’indomani della morte nelle campagne pugliesi della bracciante Paola Clemente, originaria di San Giorgio Jonico, deceduta nei pressi di Andria il 13 luglio 2015 per le complicazioni di una cardiopatia di cui soffrira.
Da qui una lunga indagine che, come hanno spiegato gli stessi inquirenti, scoperchia una situazione molto radicata e stratificata in Puglia e che prova ad aggirare le leggi anche attraverso strumenti nuovi e complessi.
L’indagine partì un mese dopo il decesso della donna, dopo la denuncia del marito che riferì delle dure condizioni di lavoro delle braccianti, assunte da agenzie interinali per conto delle aziende, del misero guadagno, pochi euro l’ora, per molte ore di lavoro al giorno.
In particolare, Paola Clemente partiva ogni giorno a bordo di un furgone di braccianti dal Tarantino per raggiungere le campagne del Nord Barese spostandosi per circa 300 chilometri al giorno.
Nel provvedimento cautelare che ha portato all’arresto di sei presunti caporali, facenti parte quasi tutti di un’agenzia interinale, c’è la confessione di una bracciante che fa emergere il tessuto economico di fortissimo sfruttamento a cui sono sottoposti i braccianti, non soltando da parte dei titolari delle aziende presso cui lavorano e che pagano spesso un terzo di quanto dovrebbe essere corrisposto, ma anche da parte delle stesse agenzie interinali, che si trasformano in vere e proprie fabbriche di lavoro a prezzi stracciati.
Non c’è bisogno di ulteriore commento alle parole registrate dalle Forze dell’Ordine, che hanno sottolineato come le pessime condizioni di lavoro sono anche frutto di condizioni di assoggettamento ed omertà diffusa.
“Nessuna ha più parlato, anche perché si ha paura di perdere il lavoro, anche io adesso ho paura di perdere il lavoro e di essere chiamata infame. Ho un mutuo da pagare, mio marito lavora da poco, mentre prima stava in Cassa integrazione. Dovete capire che il lavoro qui non c’è e, perderlo, è una tragedia. Quindi, se molte di noi hanno paura di parlare è comprensibile”.











