HomePoliticaPiù Salvini è ruspante, più Di Maio è meno “Fico”

Più Salvini è ruspante, più Di Maio è meno “Fico”

Luigi Di Maio è schiacciato, tra qualche imbarazzo legato al suo passato e qualche incongruenza legata al suo presente. Pensava di dominare con i suoi numeri parlamentari, ma probabilmente al prossimo giro la Lega sarà saldamente il primo partito d’Italia. Questo perché quando si tenta di rompere il carro(ccio) delle caramelle, vince sempre chi le ha posizionate lì da anni.

Silvio Berlusconi ha difeso l’ex(?) alleato, accusando la Magistratura di essere intervenuta, ancora una volta, a gamba tesa su una vicenda di esclusiva competenza politica. Le opposizioni che hanno ricordato come il pentastellato inveisse contro chiunque fosse indagato, lo hanno costretto a difendere Salvini chiosando che la moralità a 5stelle sia ridimensionata nel contratto di Governo, rimarcando l’opportunità di non attaccare le toghe.

Una posizione se vogliamo giusta, di buon senso, ma sfumata, stinta, figlia di un ragionamento e non di uno slogan semplice, netto ed immediato, come quelli che riesce ancora a portare avanti, con egregio successo, il leader della Lega, a scapito del pupillo grillino.

Il M5S rincorre sull’immigrazione, e blandisce note di servizio come fosse una Forza Italia qualunque, atteggiamento demolitorio in termini di consenso per chi ha vissuto di fuochi e fiamme.

Se Salvini da Pinzolo (Trento) in una sala strapiena, con torrenziali piogge, l’ultimo sabato di agosto, spolvera il suo grana (padano) in salsa Nazionale sugli astanti, il povero Di Maio ha  invece qualche grana sotto la sedia pronta ad esplodere.

Già, perché non dimentichiamoci dell’ala sinistra – quella che ha permesso di drenare consensi al Partito Democratico – recalcitrante per le derive destrorse del Movimento.

Il ddl Dignità è stato utile ma non rivoluzionario e tantomeno roboante, vitalizi e pensioni sono in fase di definizione, ed anche su quest’ultimo punto nonostante il dicastero di competenza sia stellato, è stata la Lega a fare più rumore sulla Legge Fornero.

Resta il Reddito di Cittadinanza, che però come sappiamo è la misura più complicata e controversa da attuare, perché definire un parterre ed una parametrazione idonea a non farlo divenire un deterrente per il lavoro in generale, ed un carburatore per il lavoro nero, non è affatto semplice.

Tuttavia il Governo giallo-blu una exit strategy ce l’ha, in casa, che lavora brigando con quei cattivoni di Bruxelles, e si chiama Tria, Ministro dell’Economia bastian contrario, controfigura di Padoan, che ha molto di eversivo nel Governo del cambiamento, lui resta su tonalità tetre e grigie.

Vuole mettere un freno alla Flat Tax, far abortire i propositi di sforamento del deficit, e tenere il Bilancio “in ordine”, seguendo l’ordine dello status quo, perché in fondo né Salvini né Di Maio intendono fare i bancarottieri del Paese, ma al contrario, vincere lì dove nessuno è riuscito, ovvero far tornare a respirare i cittadini e tirare la volata alla crescita.

La verità è che se non sei un replicante lobotomizzato di formule e parametri, il Dicastero delle finanze non te lo danno. E per non rimanere vaghi, il Presidente della Repubblica, con una prassi forzata rispetto ai dettami della Costituzione, non te lo concede. È bene non dimenticare quel che Savona dovette subire, emerito professore dalle spalle larghe e con tutti i crismi. Tuttavia portatore di un unico, insormontabile difetto, l’onestà intellettuale nei confronti di questa disfunzionante Europa.

Non resta che piangere? Non proprio. Tutto ciò è ben noto nei Palazzi, nel Governo, e nelle Segreterie di partito. Se l’autunno dovesse essere così caldo da far bruciare le promesse elettorali, allora salterà il banco con le elezioni anticipate di confino con le Europee del 2019. In quel caso l’asse Lega-stellato potrebbe portare a casa un consenso così largo da enucleare, a colpi di democrazia, l’amaro gusto d’essere i servi sciocchi di padroni stranieri.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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