Non è uscito di scena l’ex Premier e Segretario del PD Matteo Renzi, anzi, rilancia che girerà scuole e tv, mentre sul cubo catodico arriverà in versione conduttore delle bellezze di Firenze. Ed è proprio nella sua Firenze, lì dove tutto ebbe inizio come sindaco, alla Festa dell’Unità, che si toglie qualche sassolino dalla scarpa.
Rivendica i risultati ottenuti anche se poi lo stesso metodo gli si è ritorto contro: “Con la personalizzazione ho ottenuto il 40,8%, dal 1959 non è mai successo”, rispondendo di riflesso a chi contestava questo come capitombolo del partito.
Prende di mira i 5stelle, che devono chiedere scusa a Taranto se in campagna elettorale hanno promesso di chiudere l’ILVA, ed ora han fatto esattamente ciò che lui portava in seno. A palle incatenate contro Salvini, reo non di avere fermato l’immigrazione, ma 150 eritrei nel porto di Catania per fini elettorali.
Insomma, il solito mantra del Governo della paura, della propaganda, del bluff, nonostante però, questa volta, il suo storytelling sia in totale idiosincrasia con la pancia del Paese, che piuttosto ogni giorno rincara la fiducia nell’Esecutivo.
Accusa la sinistra di essere complice e vittima del fuoco amico, quello che da sempre la tormenta e la porta a perdere. Chiude con un romanesco “vogliamoci bene”, perché altrimenti la gente continuerà a non fidarsi di loro.
Ed in effetti forse questo resta il più atavico peccato originale della sinistra italiana, spocchiosa, saccente, boriosa, tronfia, intellettuale di rimando all’ottusità altrui. Insomma, quel senso di superiorità che barbarizza di continuo l’avversario.
Quello italiano è un ceto pratico, pragmatico, poco morale e molto concreto. Vuole fatti, buon senso e soldi in tasca. I salottieri sono molto diversi dai salotti di casa.











