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Tap, ieri sera l’incontro a Palazzo Chigi. Il Ministro Lezzi: “Il No difficile e costoso per tutti”

Ala fine sarà inevitabile andare avanti con la Tap, il gasdotto paneuropeo che porterà gas naturale attraverso la Grecia e l’Albania e dopo aver attraversato l’Adriatico approderà in Puglia.

I tempi sono molto stretti (se non scaduti anche da tempo) anche se il Governo, al termine di un incontro con le Istituzioni ed i Parlamentari pugliesi di ieri sera, si è preso ancora un po’ di tempo per decidere. A discutere e fare il punto sul progetto, da sempre osteggiato dal M5S, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro per il Sud Barbara Lezzi, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa a Palazzo Chigi insieme al sindaco di Melendugno, Marco Potì, ed alcuni esponenti e parlamentari pugliesi del M5S.

Tra polemiche e slogan politici che lasciano il tempo che trovano, l’obiettivo del vertice romano di ieri sera era fare chiarezza sulle intenzioni del governo sul metanodotto.

IL MINISTRO LEZZI

Al termine dell’incontro la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, ha sottolineato tutto il suo pessimismo sulla possibilità effettiva di arrivare ad un blocco dei lavori: “Nelle prossime 24-36 ore prenderemo una decisione, ma abbiamo le mani legate. Il costo per fermare l’opera sarebbe troppo alto, costo che per senso di responsabilità verso il Paese non possiamo permetterci”.

Anche perchè ormai i tempi sono del tutto stretti e compresso. Tutto è pronto, infatti, per l’avvio dell’opera che porterà gas dall’Azerbaijan all’Europa e che è già completata nella parte che riguarda la Grecia e l’Albania, mentre i lavori sono molto indietro in Italia.

Ferma all’ancora nel porto di Brindisi c’è la nave Adhemar D/Snt Venant,che avrà il compito di installare sul punto di uscita del microtunnel marino delle palancole verticali che dovranno disconnettere l’area da dove sbucherà la talpa del microtunnel con l’area marina circostante. Obiettivo proteggere l’ecosistema marino che per i comitati no tap sarebbe invece a rischio.

COSA E’ STATO REALIZZATO IN PUGLIA

Fino ad ora Tap ha realizzato nella nostra regione il pozzo di spinta per il microtunnel, mentre restano da costruire un chilometro e mezzo di tracciato dello stesso tunnel e otto chilometri della conduttura che si allaccerà poi con il gasdotto nazionale, concludendo la Tap e permettendo l’afflusso del gas azero in tutta Europa.

I TEMPI E I COSTI

E’ stata la stessa Barbara Lezzi, anche oggetto di dure critiche da alcuni attivisti ed ambientalisti salentini in recenti impegni del ministro in Puglia a far capire, senza dirlo esplicitamente, che il progetto del gasdotto andrà avanti. Il tentativo sarebbe quello di fare cadere sulla componente leghista del Governo la volontà politica di completare l’opera, anche per tenersi buoni amministratori locali ed attivisti salentini. Anche perchè in caso di recesso ci sarebbero da sostenere altissimi costi per le azioni risarcitorie (circa 20 miliardi) previste dai contratti sottoscritti.

“Abbiamo fatto un’analisi dei costi – ha sottolineato la Lezzi – dall’interno dei ministeri. Questi costi il Paese non può permetterseli e noi non ce la sentiamo di addossarli sui cittadini”. Lezzi evidenzia: “Non abbiamo nulla di cui vergognarci, non avevamo a nostra disposizione una serie di dati che forniremo pubblicamente. Oggi abbiamo le mani legate, c’è un costo troppo alto che dovremmo far pagare al Paese e per senso di responsabilità non possiamo permettercelo”.

IL MINISTRO COSTA

Sono proprio questi documenti ad interessare, invece, il ministro per l’Ambiente Sergio Costa, che al termine dell’incontro lascia ancora qualche margine alle speranze dei NoTap: “Sul progetto del gasdotto ci saranno delle verifiche sulle cartografie. Ci è stato riferito che non coincidono, quindi verificheremo al ministero. Ragioniamo in termini non solo tecnici ma anche di diritto amministrativo per non aprire un contenzioso che darebbe effetti devastanti. Se invece non ci sono profili di illegittimità, abbiamo le mani legate non perché non l’abbiamo voluto noi”.

GLI ATTIVISTI NOTAP

E intanto il fronte NoTap, protagonista di proteste e di scontri anche duri soprattutto quando c’è stata la rimozione e lo spostamento temporanei di numerosi alberi di ulivi dal cantiere della Tap, presidiata e sorvegliata notte e giorno dalle forze dell’ordine, mettono sotto accusa proprio i Cinque Stelle che della NoTap avevano fatto una bandiera elettorale prima del voto.

“Dimettetevi se non siete in grado di fermare l’opera”. A parlare è Gianluca Maggiore, portavoce dei No Tap, “c’è una forza di Governo che ha contatti con chi finanzia il gasdotto e c’è una forza di Governo che ci è andata con la parola onestà. È il momento di chiarire cosa vogliamo fare – rimarca Maggiore – Se non siete in grado di fermare un’opera, perché illegale e non ha nulla di strategico, e perché ve lo ha chiesto la popolazione che vi ha eletto, dimettetevi”.

IL SINDACO DI MELENDUGNO

Estremamente deluso il sindaco di Melendugno Marco Potì già prima di entrare a palazzo Chigi. “Ne renderanno conto ai cittadini. Se ci sono motivazioni tecniche e giuridiche tirino fuori le carte e le analizziamo. Anche Salvini l’anno scorso in Salento ha dichiarato di essere contrario alla Tap, oggi dice che è vantaggioso per tutto il paese. Io voglio chiarire che il 10% di sconto in bolletta non esiste da nessuna parte. I nostri territori sono e restano contrari ad ospitare un’opera pericolosa ed inutile”.

“Questo progetto – ha concluso Potì – si deve fermare perchè Tap ha commesso delle illegalità. Ci sono errori progettuali, falsificazioni dei documenti. Non è uan questione di volontà politica ma di illegittimità stessa”.

Il sindaco Marco Potì in un post su Facebook ha poi ringraziato il premier Conte per l’incontro, ma – ha sottolineato – “ho l’impressione che non si sono fatti tutti quegli approfondimenti necessari né si è dedicato il tempo giusto a cercare qualche motivo valido per bloccare veramente Tap. Non è sufficiente cercare di calcolare i costi di abbandono, con una visione molto ragionieristica e attenta alle conseguenze economiche (tutte da dimostrare e calcolare per bene e non nel modo presentatoci), invece che con una visione più politica. Sono amareggiato, ma non demordiamo”.

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