Si è dovuto difendere da una sorta di “fuoco incrociato” a Roma Michele Emiliano, governatore della Puglia, che ieri è stato ascoltato nella Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati nel corso della indagine sulla diffusione della Xylella in Puglia.
E lo ha fatto anche con toni forti e decisi nei confronti del relatore, il parlamentare pugliese del M5S Giuseppe L’Abbate e del leghista Marzo Liuni, ma anche nei confronti di alcuni esponenti del suo partito, il Partito Democratico.
“Sono stato lasciato solo nella lotta alla batteriosi” ha sottolineato il Governatore, parlando di una guerra alla Xylella che “non si può fare coi tempi dei ricorsi al Tar”. E sul piano Silletti “la Regione Puglia non ha mai preso posizione contro il Piano Silletti, anzi lo ha agevolato”.
L’Abbate si è detto convinto del “bradipismo di Emiliano sui monitoraggi non effettuati per mesi”, ieri si aspettava una assunzione di colpe da parte della Regione Puglia, che però Emiliano non pensa proprio di dire e fare. E così il parlamentare ha rinfacciato al governatore le dichiarazioni del dicembre 2015, quando definì “una liberazione l’intervento della Procura di Lecce che, nell’ambito dell’inchiesta sulla diffusione colposa della malattia, sequestrò gli ulivi da eradicare in base al piano Silletti”.
La risposta di Emiliano è stata pronta: “Mi scuso se quella dichiarazione ha creato equivoci, ma il M5S guidava una rivolta contro gli abbattimenti, accusandomi di essere sordo al grido della popolazione, ero appena stato eletto e c’erano problemi di ordine pubblico ed esposti alla magistratura di soggetti vicinissimi ai 5S” contrattacca il magistrato.
“Fino al gennaio 2016 – ha detto Emiliano – la Regione Puglia non aveva alcuna potestà in materia perché tutti i poteri erano stati assorbiti dal Governo nazionale da un decreto di Protezione Civile. Dal 2016 in poi è cominciata la lotta della Regione Puglia alla Xylella e l’abbiamo fatta dando vita al più imponente sistema di monitoraggio di fitopatie che esista al mondo, con 340.000 esami sulle piante per individuare quelle infette. Dopodiché abbiamo proceduto agli abbattimenti: in questo caso abbiamo trovato l’ostacolo della legge italiana, perché ogni volta che facevamo un’ordinanza di abbattimento di un albero queste ordinanze venivano impugnate al TAR”.
Ma cosa è possibile fare oggi per provare ad arginare l’infezione? E’ sempre Emiliano a parlare.
“Oggi abbiamo chiesto al Parlamento di dotare la Regione dei poteri di abbattimento inaudita altera parte, cioè senza notifica ai proprietari. In questo modo, nel momento in cui troviamo le piante infette, faremo un doppio campionamento per cui quando il proprietario dovesse contestare la nostra scelta potrà chiedere la controanalisi e, se abbiamo sbagliato, ottenere un risarcimento”.
“Tutto quello che la Regione Puglia è stata in grado di fare per contenere la Xylella dal gennaio 2016 ad oggi è stato fatto esclusivamente coi nostri soldi, i nostri funzionari e i nostri scienziati – ha dichiarato Emiliano – Il ministro Centinaio è venuto tre mesi fa in Salento e abbiamo fatto una visita completa di tutti i luoghi più significativi. Adesso stiamo attendendo un decreto di urgenza che mi auguro doti la Regione dei poteri di abbattimento inaudita altera parte che disponga i finanziamenti nella proporzione necessaria a risarcire tutti i proprietari dei danni che hanno subìto. I danni che l’olivicoltura pugliese, e in particolare salentina, ha subito e rischia di subire in futuro si avvicinano al miliardo di euro”.
Ha partecipato all’audizione anche Leonardo Di Gioia, assessore all’Agricoltura della Regione Puglia ha dichiarato: “L’unica cosa che era nelle nostre potenzialità per aiutare i territori infetti da Xylella è staccare un pezzo del piano di sviluppo rurale e destinarlo ad attività di particolare pregio, o di ricostruzione del potenziale produttivo, o legate agli investimenti per l’olivicoltura, ma il Psr non è lo strumento giusto per far fronte a una calamità, a una emergenza di questo tipo, perché servirebbe per alimentare la competitività dell’intera Regione. Abbiamo danni che possono essere stimati nell’ordine dei miliardi di euro, e il nostro piano di sviluppo rurale stanzia i dieci milioni per ogni singola misura: è una cosa incongrua. Per la ricostruzione, a fronte di 10 milioni messi a bando, sono arrivate, solo in questa fase, già richieste per 50 milioni. Chiediamo che sia il Governo a farsi portavoce con Bruxelles, almeno per destinare, nella scrittura del nuovo Psr, una quota specifica a territori che abbiano subìto fitopatie di questo livello”.











