Ormai i fatti sono noti a tutti. Mercoledì 7 gennaio 2015 due uomini hanno fatto irruzione nella sede del settimanale francese satirico “Charlie Hebdo” (famoso per le vignette su Maometto) e hanno ucciso 12 persone, ferendone altre 8. Al grido di “Allah akbar” ed imbracciando kalashnikov.
Il ragazzo, Hamyd Mourad, 18 anni, sarebbe stato l’autista del commando. Continuano le ricerche degli altri due sospettati, i fratelli Said Kouachi, 34 anni, e Cherif Kouachi, 32 anni. Uno di loro era stato già processato nel 2008 e condannato a tre anni di carcere, in una operazione contro una filiera jihadista irachena.
Ora, premettendo che la libertà di stampa e di espressione è sacra ed intoccabile, vessillo di una civiltà con più di duemila anni di storia, la brutalità del terrorismo, in questo caso islamico, dovrebbe rimettere in sede europea la questione sicurezza al centro della discussione.
Il fondamentalismo religioso, l’estremismo, sono una minaccia seria e concreta che aleggia e minaccia le fondamenta della nostra cultura giudaico-cristiana. Non pensiamo sia serio imbastire una guerra di fede, ma tutelare i propri confini, far fiorire un cordone di controllo sovranazionale per distruggere alla radice gli intenti di crudele violenza contro la nostra Terra, il nostro Mondo.
Non possono non nascere sentimenti di paura e xenofobia se ci presentiamo deboli ed indifesi dinanzi alla follia armata degli attentatori.
Il Presidente Hollande ha proclamato il lutto Nazionale mentre il premier Matteo Renzi ha dichiarato: “Siamo tutti francesi.” Dalle parole ora, attendiamo fatti.











