HomeCulturaGiuseppe Tatarella, il ministro dell'Armonia

Giuseppe Tatarella, il ministro dell’Armonia

Giuseppe Tatarella, che fu sempre per tutti “Pinuccio”, nacque a Cerignola il 17 settembre del 1935, primo dei quattro figli di Cesidio ed Anna.

Suo padre, ciabattino e fornitore di pellami per i suoi colleghi e successivamente commerciante di calzature, ha dato vita ad un’azienda tuttora prospera.

Pinuccio compì gli studi classici al “Borghi” di Lucera e allo “Zingarelli” di Cerignola, maturando fi n dall’adolescenza una collocazione politica a destra che fu defi nitivamente sancita, negli anni dell’Università (si laureò in Giurisprudenza a Bari) dai moti per Trieste italiana e dai fatti d’Ungheria.

Militante delle organizzazioni giovanili del Movimento Sociale Italiano, il giovane Pinuccio Tatarella fu presto apprezzato e notato sia dall’onorevole Ernesto De Marzio sia dal “patriarca” della destra barese, l’ex-ministro Araldo di Crollalanza. Alla militanza politica e allo studio Tatarella unì ben presto l’attività giornalistica, che si espresse prima con l’agenzia giornalistica “Sud As” (Agenzia Stampa Sud, per l’appunto) e poi con il periodico “Puglia d’Oggi”, da lui fondato nel 1959, a soli ventiquattro anni.
Proprio le battaglie condotte per il tramite di questo piccolo giornale, che sfidava l’indiscusso potere democristiano della Bari dell’epoca, contribuirono a costruire la popolarità di Tatarella, che entrò in Consiglio Comunale prima di compiere trent’anni.

Nel 1970 fu tra i consiglieri della Prima Legislatura della Regione Puglia, venendo rieletto nel 1975. Nel 1979, dopo una prima candidatura dall’esito sfortunato e dopo che la scissione di Democrazia Nazionale aveva bruscamente interrotto il rapporto politico con Ernesto De Marzio, venne eletto alla
Camera.

Punto di riferimento dell’ala più moderata del Movimento Sociale, interprete di un nazionalismo “afascista”, Tatarella negli anni Ottanta visse fasi alterne nel partito, fi n quando, nel 1991, contribuì in modo determinante al ritorno di Gianfranco Fini alla segreteria del partito. Il repentino declinare della Prima Repubblica seguito al crollo del Muro di Berlino faceva intuire a Tatarella le possibilità che si aprivano per una destra moderna e libera dai vincoli ideologici del passato.

Fu perciò fra i principali promotori e registi della cosiddetta fase di “sdognamento” del Msi, che toccò il suo apice con le amministrative del 1993, che fecero sfi orare al partito la conquista di Roma e di Napoli e gli fecero ottenere quella della “roccaforte rossa” di Cerignola.

Dopo le elezioni del 1994 e la formazione del Governo Berlusconi, fu il primo esponente della destra postfascista chiamato nel dopoguerra ad un incarico di Governo: fu vicepresidente e ministro delle Poste e Telecomunicazioni. La sua breve esperienza ministeriale è ricordata soprattutto per la polemica contro i “poteri forti” che impastoiavano l’azione delle istituzioni e degli organismi democraticamente eletti, e per le capacità di mediazione che gli guadagnarono il soprannome –da lui gradito- di “Ministro dell’Armonia”.

Fu l’autore della legge elettorale per le Regioni chiamata “Tatarellum”. Fu tra i principali promotori e registi della nascita di Alleanza Nazionale, del cui gruppo parlamentare fu presidente del 1995 al 1999.

Fra il 1997 e il 1998 ricoprì l’incarico di vicepresidente della Commissione Bicamerale per le Riforme Istituzionali e fu anche assessore alla Cultura del Comune di Bari. In quegli anni lavorò al laboratorio politico di “Oltre il Polo”, casa comune di tutti i moderati che non si riconoscevano nella sinistra; un soggetto politico che nella sua visione avrebbe dovuto avere una struttura confederale, di alleanza fra diversi.

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