Tra le tante riproposizioni, reinterpretazioni, contaminazioni e non, raramente ci era capitato di ascoltare le migliori canzoni di Mina in chiave jazz e per giunta da una voce felicemente impostata come quella di Greta Panettieri. La cantante romana ha chiuso la decima stagione di “Around Jazz” per il Teatro Forma di Bari con un concerto che, senza il crisma dell’internazionalismo a tutti i costi, ha fatto conoscere al pubblico barese una cantante degna della massima attenzione.

Greta, 41 anni fra una quindicina di giorni, comincia a studiare violino dall’età di sei anni dopo avere ascoltato “Il flauto magico” di Mozart. Studia al Conservatorio di Perugia e dal 1994 si dedica con passione infinita al jazz. Solo quattro anni dopo vince una borsa di studio per il prestigioso Berklee College di Boston, ma negli States si ferma a New York, tappa fondamentale per chiunque voglia imparare veramente il jazz. È la classica necessaria gavetta alla quale nessuno può sottrarsi per una completa crescita artistica. I risultati non tardano ad arrivare: un contratto con la prestigiosa Decca Records, la formazione della band “Greta’s Bakery”, i tour con Joe Jackson e Toquinho, le collaborazioni con Gegè Telesforo, Sergio Cammariere e Fabrizio Bosso. I suoi interessi musicali sono vastissimi, dal jazz mainstream alla bossa nova: incide sette cd a suo nome con brani originali o nuovi godibili arrangiamenti, in cui il talento vocale si dispiega in tutta la sua potenzialità. Il disco più bello, a nostro parere rimane “Non gioco più”, del 2014, quello nel quale originalità e personalità trovano la massima espressione. Ed è proprio questo il progetto che la jazz singer ha portato a Bari.

L’idea di ascoltare le canzoni di Mina, il repertorio firmato da Gianni Ferrio e Bruno Canfora per intenderci, si presenta intrigante. Così quando Greta apre il concerto con “Un anno d’amore”, canzone suggestiva scritta da Nino Ferrer, si crea un’atmosfera ambigua, un po’ retrò, un po’ blues, un po’ night. L’apertura di contrabbasso, all’inizio unico strumento insieme con la voce, è magistrale, gli inserimenti di piano e sax ne fanno un capolavoro di genialità. Questa versione, sempre cantata in francese, fu presentata al Blue Note di Milano nel 2015, e ne è stato realizzato anche uno splendido videoclip. “Se telefonando”, di Maurizio Costanzo ed Ennio Morricone, si nutre di lente ammalianti raffinatezze da club: preziosi duetti col sax esaltano le qualità vocali di Greta nello scat. Si potrebbe andare avanti così all’infinito, ma ci limitiamo a segnalare “Parole parole”, “Non gioco più”, “Conversazione”.

Non c’è solo Mina però: “Easy” di Lionel Richie è easy-listening di alto livello, “Don’t Know”, dedicata a New York, dalle numerose variazioni di tempo sulle quali la voce di Greta compie evoluzioni incredibili, “Anonimo veneziano” di Stelvio Cipriani, “Shattered” e soprattutto “Non ci giurerei”, la più vicina al jazz tradizionale.

La band è tutta pugliese con Andrea Sammartino al pianoforte, “deus ex machina” e autore sopraffino di tutti gli arrangiamenti e dei brani originali; Antonello Losacco, puntuale e preciso al contrabbasso, lezioso e concentrato negli assolo; Mimmo Campanale alla batteria, perfetto nel controtempo; Gaetano Partipilo, brillante e ispirato, completamente a proprio agio, sempre pronto a subentrare come frontman.

“Brava” è il finale, la canzone di Mina più vicina al jazz, qui eseguita senza parole ma tutta giocata su virtuosismi vocali e brevi rapidi assolo. Una chicca.

Del resto, come la stessa Greta Panettieri ha dichiarato:“Quando si ha l’occasione si esprimersi liberamente vale la pena chiudere gli occhi e lasciarsi andare: la musica può portarti molto lontano”.

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