HomeCulturaTradizione e modernità. Le rime dei Bari Jungle Brothers

Tradizione e modernità. Le rime dei Bari Jungle Brothers

Casa e bottega. Ti accolgono a casa di uno dei componenti, attorno al tavolo della cucina. Al piano di sopra c’è la loro sala prove, ed è bello sottolineare come uno spazio così piccolo possa raccogliere fra quattro mura alla periferia della città due saporiti miracoli della creatività barese: una bella tiedda di riso, patate e cozze in cucina e Rime, patate e cozze in sala prove.

Rime, patate e cozze è l’album realizzato dal collettivo hip hop Bari Jungle Brothers. Tre generazioni di MC baresi – Reverendo, Torto, Tony Ciklone, Max il Nano, Walino e Ufo – al servizio di un racconto della città in rima “che non è la semplice somma di personalità differenti ma ha un’anima propria. Una cosa differente,  del tutto nuova”, come tiene a sottolineare Reverendo. Un lavoro a 12 mani, in cui “la ricerca di equilibrio fra stili e linguaggi differenti si è ben amalgamata all’identità dei singoli interpreti”, come spiega Tony Ciklone. “È  stato molto bello assistere ad una sorta di competizione in positivo fra gli MC, in cui ognuno è stato spinto a dare il meglio”, aggiunge Reverendo.

Un lavoro che parla di Bari, figlio di artisti baresi doc. “Siamo tutti baresi, per questo è così evidente lo spirito di appartenenza – sottolinea Walino – Questo evidente legame con la città crea sinergia con chi ci ascolta e ci segue nella musica, nelle interviste, sui social e nei live. Questo ponte diretto con la gente ci stimola molto”.

Il movimento hip hop a Bari. Ci sono voluti più di 20 anni affinché la cultura hip hop made in Bari uscisse definitivamente allo scoperto. Lo spiega benissimo Max il Nano in un passaggio del singolo che ha lanciato il disco: “Mentre da piccolino perché avevo i pantaloni larghi mi fermavano per dirmi uagliò ialze le calzune, sono cambiati i tempi anche gli zaguari sentono il rap a Bari”.  “C’è l’hip hop dove c’è una città – osserva Reverendo – Se vuoi conoscere il presente di una città come Bari devi rivolgerti a degli MC, autentici animali cittadini che non potrebbero vivere se non in un luoghi ricchi di contraddizioni e modernità, proprio come Bari oggi”.

“L’hip hop è continuo divenire, innovazione – aggiunge Walino – La mente della gente oggi è molto più aperta. Tanti anni fa la cultura hip hop, con tutte le sue sottoculture, non era vista di buon occhio”. Altri tempi. Mai come adesso l’hip hop è una chiave per leggere la modernità. “Con una bellissima metafora, Roberto Saviano ha descritto il rap come la CNN dei poveri – cita Reverendo – il rap è cronaca istantanea della sofferenza ed è un modo per superarla”.

“Ciò che rende vincente l’hip hop è la sua trasversalità – aggiunge Tony – Ti capita di suonare al Teatro Petruzzelli, o al Teatro Team, e magari contemporaneamente esibirti nei centri sociali con il tuo rap”.

La riscoperta del dialetto barese. Come raccontare la vita che scorre fra strade e quartieri di una città se non attraverso il suo dialetto, massima espressione della quotidianità vissuta e parlata? La ricerca linguistica dei Bari Jungle Brothers rivaluta in chiave moderna la tradizione dialettale locale. “Nel suo piccolo, il nostro lavoro vuol restituire dignità al dialetto barese smarcandolo dallo stereotipo secondo cui l’espressione dialettale sia sempre sinonimo di trash – spiega Torto – Possiamo definirci tranquillamente bilingue. Le parole tronche del dialetto barese, ad esempio, ci permettono di concepire soluzioni metriche vicine allo stile americano, cosa che l’italiano non ti può permettere”.

“A differenza di quanto accade con la pizzica, il rap racconta un mondo attuale, contemporaneo, moderno – aggiunge Reverendo – Giochiamo con la tradizione, con espressioni arcaiche o colloquiali come si nu carnavalefatte nu gire inserite su beat super moderni. Rileggere con i nostri strumenti culturali una tradizione musicale altra è la stessa operazione del primo Pino Daniele, che mescolava blues e lingua napoletana creando qualcosa di esplosivo”.

La musica inedita, le cover band e… Pasolini. Per chi fa musica inedita è sempre difficile trovare spazi per esibirsi ed occasioni per farsi conoscere e chissà, produrre. “Oggi c’è una situazione particolare. Ciò che è vecchio non è scomparso, mentre il nuovo non si è ancora affermato – analizza Reverendo – Vuoi mangiarti una panino, bere una birra e sentire qualcuno che suona la musica che conosci già. C’è poca voglia di conoscere. 30 anni fa Pasolini fece un film bellissimo ma terribile, Salò o le 120 giornate di Sodoma, in cui vi è una scena esplicita di coatta coprofagia. Non abbiamo compreso che quella merda rappresenta la cultura bassa che ci fanno mangiare ogni giorno. Come pretendiamo che la gente vada in giro a fare musica creativa?”.

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Lino Castrovilli
Lino Castrovilli
Laureato in Scienze della comunicazione, vive una condizione mentale-lavorativa a suo dire schizofrenica: cerca con insistenza di unire in un’unica professionalità il suo amore per il web e la scrittura. Ama la Puglia e per questo, nonostante le difficoltà ha deciso di restare qui.

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