HomePoliticaRapporto Oasi, ecco lo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale

Rapporto Oasi, ecco lo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale

Dopo avere raggiunto l’equilibrio economico-finanziario il Servizio sanitario nazionale (Ssn) deve ora risolvere alcuni disequilibri territoriali e raccogliere la sfida imposta dalla frammentazione della società, che crea nuove fragilità e nuovi bisogni.

Lo afferma il Rapporto Oasi 2018 – Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano del Cergas Bocconi, il Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale, i cui principali risultati sono stati presentati in Regione Puglia. Hanno preso parte all’evento il Presidente di Regione Puglia Michele Emiliano, dell’Assessore al Welfare Salvatore Ruggeri, del Presidente della Commissione Sanità Giuseppe Romano, del Direttore Generale di AReSS Puglia Giovanni Gorgoni, del Direttore del Dipartimento Promozione della Salute, del Benessere Sociale e dello Sport Vito Montanaro e del top management della sanità pugliese.

L’evento è stato possibile grazie al contributo incondizionato di Bayer.

Secondo il Rapporto Oasi curato da Francesco Longo e Alberto Ricci, nel 2017 il Ssn ha segnato un lieve disavanzo contabile (282 milioni di euro, pari allo 0,2% della spesa sanitaria pubblica corrente), con le regioni del Centro-Sud che si dimostrano ormai virtuose quanto quelle del Nord.

La Puglia fa registrare un lieve disavanzo (circa 77 mln, -1%), equivalente a un sostanziale pareggio del SSR. Nello stesso anno, la spesa del Ssn è aumentata dell’1,3% a 117,5 miliardi di euro, portando l’aumento medio, dal 2012 al 2017, allo 0,6% nominale annuo, equivalente a un aumento nullo se si tiene conto dell’inflazione. In generale, la spesa sanitaria italiana è sobria, per non dire insufficiente rispetto alla ricchezza nazionale: rappresenta l’8,9% del Pil, contro il 9,8% della Gran Bretagna, l’11,1% della Germania e il 17,1% degli Stati Uniti, con il Ssn che ne copre il 74%.

Per la prima volta dopo anni si registra una fase di stallo o forse di esaurimento delle dinamiche di riordino dei servizi sanitari regionali. Nel 2018, come nel 2017, si registrano 120 aziende territoriali (ASL e ASST), con una popolazione media servita di 500.000 abitanti. Le aziende ospedaliere sono 43, invariate rispetto al 2017, ma in evidente calo rispetto alle 75 del 2015, prima che il riordino di alcuni SSR re-integrasse nelle aziende territoriali la rete ospedaliera o di parte di essa.

L’aspettativa di vita alla nascita in Italia rimane degno di nota (82,8 anni al 2016), ma cresce meno che in altri Paesi, al punto che tra 2010 al 2016 il nostro Paese è passato dal secondo al sesto posto al mondo nella classifica di longevità dell’Organizzazione mondiale della sanità. A fronte di tassi di mortalità in riduzione per le principali malattie, crescono quelli relativi a disturbi psichici e malattie del sistema nervoso.

Rimangono ancora piuttosto marcate le differenze territoriali: l’aspettativa di vita in buona salute è di 56,6 anni al Sud e di 60,5 anni al Nord. La Puglia fa registra un valore di 57,8 anni, un anno in più rispetto alla media del Mezzogiorno, ma un anno in meno rispetto alla media nazionale (58,8).

Tutte le tipologie di assistenza ospedaliera (ricoveri ordinari e soprattutto day hospital) registrano trend in riduzione. Nonostante il calo delle ospedalizzazioni, tra 2014 e 2016 la mobilità interregionale registra un aumento di circa 8.000 ricoveri. Nel 2016, la quota di ricoveri ordinari in mobilità extraregionale è pari all’8,2% per gli acuti e al 16,3% per la riabilitazione; la Puglia genera circa il 7,9% della mobilità nazionale, assorbendone il 4,3%. Dal 2017, l’introduzione di limitazioni normative nazionali ai ricoveri extraregione potrebbe però averne limitato i flussi.

A rimanere inevasa è, però, soprattutto la domanda derivante dal cambiamento sociale, che porta a una progressiva frammentazione: nel 2017 il 32% delle famiglie è unipersonale (8,1 milioni di individui, di cui 4,4 milioni over 60) e il rapporto tra gli over 65 e la popolazione attiva, al 35%, è il più alto d’Europa. Tra il 2010 e il 2017 la popolazione over 65 è aumentata di 1,3 milioni di persone (+11%). Si tratta di un incremento dovuto all’invecchiamento delle coorti demografiche dei baby boomer, trend fisiologico e di per sé positivo, perché conferma la lunga aspettativa di vita oltre i 60 anni. A preoccupare è lo squilibrio tra popolazione over 65 e popolazione in età attiva, che diminuisce a causa del drastico calo delle nascite. «Questa evoluzione crea e creerà sempre più gravi pressioni e potenziali disequilibri nei servizi socio-sanitari, che ieri riescono a coprire solo il 32% del bisogno» afferma Alessandro Furnari, autore del Rapporto e relatore dell’evento. «Il sistema fatica altresì a garantire continuità assistenziale agli anziani a seguito di un ricovero: un over 85 su quattro viene ricoverato almeno una volta l’anno, ma solo il 16% di questi viene dimesso prevedendo qualche forma di continuità assistenziale». Tra 2007 e 2015, aumenta anche la quota di accessi al PS riconducibile agli over65 (dal 29% al 34%): i servizi di emergenza-urgenza si configurano pertanto come fisiologica valvola di sfogo a fronte di un’offerta sanitaria in stasi o sostanziale riduzione.

Nonostante le molte criticità, la sanità italiana e le sue aziende si confermano un settore dinamico e aperto all’innovazione, non solo in ambito clinico, ma anche sul versante manageriale. «Nella cornice della stabilità finanziaria e istituzionale, le aziende si confermano capaci di attivare nuovi modelli di servizio e nuovi strumenti di management, come i modelli regionali di Population Health Management (PHM) e le loro applicazioni. Tuttavia, occorre individuare le priorità strategiche verso cui indirizzare l’innovazione», conclude Francesco Longo, anch’egli tra i relatori dell’evento. «Inoltre, si divaricano sempre più i tempi istantanei della comunicazione politico-mediatica e i lunghi tempi attuativi sul lato amministrativo. Il ruolo del management resta quello di individuare le priorità strategiche e curarne l’attuazione, consapevole degli elementi che determinano i propri spazi di autonomia».

«I risultati di questo studio di Cergas Bocconi ci consentono uno sguardo sugli scenari futuri del servizio sanitario e ci aiutano ad interpretare il cambiamento in atto. In linea con la nostra mission, vogliamo contribuire allo sviluppo di un sistema salute che sia sostenibile e che consenta l’accesso ad un’assistenza sanitaria sempre migliore per i cittadini e che garantisca a tutti l’accesso alle nuove possibilità di cura. Questo comporta una impegnativa sfida, obiettivo comune di tutti gli operatori sanitari, aziende comprese: la revisione dei modelli di presa in carico del paziente, ambito nel quale anche la Regione Puglia si sta misurando, avendo tra i suoi focus l’implementazione della continuità ospedale territorio» dichiara Patrizia Ponzi, Patient Access Head di Bayer in Italia

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Redazione
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