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Banche serve di finanza e grande industria. Ma si va a caccia dei mutui di provincia

Il Senatore Siri della Lega spicca un mutuo a San Marino in cui acquista un immobile da intestare alla figlia, con business plan per metterlo a frutto, paga regolarmente le rate del mutuo, e per stessa ammissione della banca non ci sono problemi, né rischi reputazionali né di merito creditizio. Per aggiunta, nonostante la mancanza di fideiussioni o garanzie reali, è lo stesso Istituto ad ammettere: “Siri era pronto a dare qualsiasi garanzia”, evidentemente non ritenuta necessaria.

Alla stampa ciò però non basta, così parte un fuoco di fila per un fascicolo e delle indagini in corso che mirano a demolire la sua figura politica. Nascono bolle mediatiche che finiranno in un nulla di fatto, e allo stesso tempo ci si dimentica di occuparsi dei veri scandali bancari, negli intrecci tra big dell’Industria e finanza.

Per esempio tra i grandi debitori morosi che nel 2017 hanno affossato il Monte dei Paschi di Siena c’era la famiglia De Benedetti con Sorgenia. Debiti totali per 1,8 miliardi, di cui seicento milioni nel solo Istituto senese. Pochi giorni dopo arrivò la precisazione:

“Sorgenia non è mai fallita: nel 2014, a causa della crisi, ha avuto necessità di ristrutturare il proprio debito e in quella circostanza le banche creditrici, inclusa Mps, hanno preferito assumerne la proprietà; in precedenza, Cir aveva manifestato la propria volontà di partecipare a una ricapitalizzazione di Sorgenia mentre Verbund si era dichiarata indisponibile; pertanto, il contributo proposto dalla sola Cir non era stato considerato sufficiente dalle banche finanziatrici; a seguito dell’accordo di ristrutturazione, i due azionisti di Sorgenia hanno perso tutto il loro investimento nella società”.

Compreso?

Le banche anziché far fallire un contenitore decotto hanno rilevato la proprietà, togliendo le castagne dal fuoco alla famiglia De Benedetti e spalmando poi sulla collettività i debiti. Sana e prudente gestione del credito? Diligenza del buon padre di famiglia come citano i manuali di economia? Sappiamo soltanto che se fosse successo a qualsiasi piccolo-medio imprenditore, e succede quotidianamente, avrebbe visto la propria azienda a gambe all’aria in un Tribunale fallimentare.

Tuttavia non è stato il solo “colpa di fortuna” della giustizia-buona coi forti. Sempre l’ingegner De Benedetti, per una elusione fiscale del 1991, dopo 26 anni ha chiuso un maxi-contezioso con il fisco italiano di ben 175 milioni di euro. Il punto è che pendeva un giudizio in Cassazione per una cifra molto più elevata, infatti la condanna sarebbe potuta arrivare per un importo pari a 388,6 milioni di euro. Grazie ad un accordo intelligente s’è potuto pagare meno del 50% del dovuto. Poi però quando si propongono rottamazioni, saldo e stralcio per i piccoli debitori che hanno dichiarato ma in difficoltà economica, ci si scandalizza del “favore ai furbi”.

Nel marzo 2018 il gruppo L’Espresso (sempre orbita De Benedetti) è stato attenzionato dall’I.T.L., facendo scattare un fascicolo nelle sedi INPS: “Alcuni demansionamenti o trasferimenti di dirigenti del comparto amministrativo (e non giornalistico) disposti negli ultimi tempi dal Gruppo Editoriale spa per accedere alla cassa integrazione o al prepensionamento potrebbero essere stati fittizi allo scopo di ottenere benefici fiscali ed economici da parte dell’Inps”.

Chi può permetterselo la “Quota100” se la fa in casa, senza paranoie dall’Europa, dalle opposizioni, ed in barba alle leggi generali dello Stato. Nonostante questo ad essere messa in croce è sempre la politica, specie quella che lavora a favore dei propri cittadini. Tornando alle politiche di centro-destra che secondo i detrattori sono ostili al buon senso ed alla fedeltà fiscale, a sinistra ci si può dimenticare di dichiarare uno yatch detenuto all’estero per evadere il fisco.

La Guardia di Finanza di Torino a gennaio di quest’anno ha contestato: “L’omessa dichiarazione di investimenti detenuti in Stati o territori a fiscalità privilegiata per un valore annuo pari a 19 milioni e 995mila euro”. Sonanti 120 milioni di euro di possibile evasione per la barca My Aldabra (ancora, De Benedetti), realizzata a Viareggio ma registrata alle Cayman.

Il cinico Gordon Gekko (Micheal Douglas) esordisce nel monologo di Wall Street 2: “Siete nella cacca fino alle orecchie, ancora non ve ne rendete conto ma siete la generazione dei tre niente: Niente lavoro, niente reddito, niente risorse. Davvero un gran bel futuro”.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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