Sul caso Giulio Regeni non è mai stata fatta vera luce. Il 25 gennaio 2016 alle 19.41 il ricercatore inviò il suo ultimo messaggio dalla capitale egiziana. Poi di lui non si seppe più nulla fino al 3 febbraio, quando il suo cadavere, sfigurato e terribilmente mutilato venne trovato in una fossa su una strada tra Il Cairo e Alessandria. Ed è così che dal 24 febbraio 2016 l’associazione Amnesty International Italia ha promosso una campagna di verità e giustizia per il ricercatore italiano, affinché tale omicidio non finisca per essere dimenticato e catalogato tra le tante inchieste in corso o peggio, per essere collocato nel passato da una “versione ufficiale” del governo del Cairo.
Ieri sera, in occasione del quarto anniversario della sua scomparsa, senza ancora nessuna certezza, centinaia di persone si sono riunite a Bari per una fiaccolata in corso Vittorio Emanuele all’altezza del palazzo dell’Economia, organizzata dalla sezione locale di Amnesty per ricordare il momento esatto dell’ultimo sms inviato da Giulio Regeni, prima di venire sequestrato in Egitto.
La manifestazione di ieri, tenutasi a Bari e in altre 100 città italiane, seppur semplice in apparenza ha operato su più livelli. Infatti oltre ad essere stato un momento di raccoglimento importante per la memoria del ricercatore italiano, ha agito soprattutto come ulteriore richiesta da parte dei cittadini italiani alle istituzioni di giungere, una volta per tutte, ad una verità giudiziaria.
Secondo quando dichiarato dal responsabile di Amnesty international Bari, Dino Alberto Mangialardi, la procura della Repubblica di Roma ha iscritto alcune persone nel registro degli indagati per sequestro di persona. Tutte persone legate ai servizi segreti egiziani di cui i nomi sono attualmente coperti da segreto istruttorio. Tuttavia, lo Stato italiano continua a balbettare: inizialmente, subito dopo la vicenda, il governo ha ritirato l’ambasciatore italiano dal Cairo, mentre dopo lo ha rimandato sostenendo che solo un miglioramento delle situazioni diplomatiche avrebbe portato alla verità. Sono passati quattro anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, si sono succeduti quattro governi: Renzi, Gentiloni e i due governi di Conte. Sono cambiati diversi Ministri degli Esteri ma della verità ancora nulla. Quello che abbiamo sono solo relazioni di amicizia da parte dell’Egitto che non si traducono in una reale collaborazione, ma in una resistenza di depistaggio e perdita di tempo. Perciò il caso di Giulio Regeni continua a rimanere ancora una situazione emblematica e non isolata: si continuano a registrare migliaia di desaparecidos nel contesto egiziano. Ed è per questo che l’associazione international Amnesty si pone l’obiettivo di tutelare il diritto delle persone a non essere sequestrate, torturate e assassinate, in quanto combattere per Giulio Regeni significa anche combattere per i nostri diritti umani nel mondo.











