Adelfia è un paese che piange, che piange anche oggi, e ancora più forte di ieri. Adelfia piange ancor più dove non ti conosce, Trifone. Perché chiunque non merita d’essere ammazzato, trucidato. A sangue freddo, senza pietà. E ancor meno se chiunque è un ventinovenne bello, curato e determinato. Perché fa pensare ad una persona costante, a un giovane uomo attento e coerente.
Ancor meno se chiunque si trovava lontano da casa, in quel Friuli così lontano dalla assolata Puglia, ma che pure l’aveva scaldato d’amore. Ancor meno se quell’amore è stato massacrato al contempo.
Rotta l’età, fermato il tempo, ustionato l’amore; dal sangue, dall’orrore.
Ancor meno se chiunque altro non riesce a capirne il motivo a farsene una ragione e non possa che piangere vicino al cuore spezzato di una famiglia coi miocardiociti disintegrati.
Perché questo accaduto fa pensare a una ingiustizia grande come il male oltre i confini che si possano pensare. Allora Adelfia piange, ma dimenticare no. Non può dimenticare e continuerà a pregare.











