HomeCulturaArteAl convivio dell’arte dialogano culture e religioni

Al convivio dell’arte dialogano culture e religioni [Gallery]

Arti, culture e religioni a confronto in un dialogo che s’intreccia in un momento conviviale; la Fondazione Pino Pascali sta portando avanti in queste settimane il progetto Convivium, “un banchetto di sapienza” multidisciplinare. Polignano a Mare è diventata, e lo sarà fino alla metà di maggio, il centro promotore di un incontro tra le tre grandi religioni monoteiste (Ebraismo, Cristianesimo e Islam) che presentano molte differenze ma altrettanti punti di contatto; la finalità è di dimostrare come la “convivenza” tra questi grandi credi sia ancora possibile e non sia morta sotto le macerie di Siria, Libia e Palestina o negli attacchi di Parigi e Bruxelles.

La rassegna è strutturata, dunque, attorno a questo focus tematico e ha presentato diverse iniziative, a partire dalla mostra collettiva Sotto lo stesso cielo che, a cura della direttrice della Fondazione, Rosalba Branà, e di Antonio Frugis, coordinatore dell’intero progetto (comprendente l’attività laboratoriale di Rita Faure sul costume d’epoca medievale e la presentazione, da parte di Angelo Delli Santi, dei libri su religione e cibo del teologo Massimo Salani), offre quattro distinti approcci declinati in modo del tutto originale.

L’israeliano Boaz Arad, nel dadaista video Marcel Marcel, mostra un Adolf Hitler che, durante un delirante comizio, vede i suoi baffetti cominciare “a danzare e allungarsi” muovendosi “come fossero antenne di un trasmettitore impazzito”; evidente punto di riferimento è Marcel Duchamp e i suoi “baffi” sulla Gioconda, ma anche il “Grande Dittatore” di Chaplin, immagini funzionali per mantenere l’attenzione su un modello politico terribile che, tra revisionismo e negazionismo, sta subendo oggi un pericoloso processo di ridimensionamento.

Zino (Luigi Franchi) propone invece un “paradigma” che unisce la religione alla pubblicità e ai social media, e che si sostanzia nel trittico New Faith dove un cristiano, un ebreo e un musulmano recitano preghiere ascoltabili con un’applicazione per smartphone; le figure degli oranti si trasformano poi nei loghi dei tre principali social, Facebook, Google+ e Twitter, metafora della società globale e delle sue “nuove mistiche”.

Di forte suggestione è l’installazione di Massimo Ruiu, un tavolo nero smaltato da cui emerge la forma di un pesce “razza”; al di sotto, una lampadina illumina il pavimento su cui “sono disperse piccole lenti circolari in vetro che racchiudono le immagini slavate di alcuni volti di dispersi in mare”. In Mare di lacrime – questo è il titolo del lavoro, che è completato da un video – immagini fortemente evocative si legano alla figura del pesce, simbolo cristologico per eccellenza e “testimone muto” delle tragedie del mare.

Al fianco di questi tre artisti, e del maestro figulo Pippo Moresca, autore di due steli in terra cruda incise con parole nell’alfabeto latino, arabo e greco, Takoua Ben Mohamed, tunisina di nascita ma residente in Italia dall’età di otto anni; fondatrice di Fumetto Intercultura, l’artista usa questo mezzo espressivo (il fumetto appunto) per combattere gli stereotipi del mondo islamico, con un linguaggio fresco e diretto, decisamente “pop”, che le permette di affrontare temi importanti come il ruolo della donna nella società musulmana, il velo, la jihad, con una vena di sarcasmo surreale: “Takoua ci pone dinanzi alle difficoltà di integrazione che l’arte, con la sua capacità di dialogare, riesce a superare”.

 

[Le immagini della gallery sono state realizzate da Michele Roppo, ad eccezione del fotogramma del video Marcel Marcel e dei fumetti di Takoua Ben Mohamed, courtesy degli artisti]

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