HomeBlogIl Dottor DroidApple e la privacy rubata. Come fare per difendersi?

Apple e la privacy rubata. Come fare per difendersi?

Qualche settimana fa secondo alcune indiscrezioni riportate dalle maggiori testate tecnologiche sembra che oltre 250 mila account Apple siano stati rubati ad ignari possessori di iPhone che avevano applicato il jailbreak ai loro telefonini. A rivelarlo sono stati i ricercatori di Weiptech e Palo Alto networks, che hanno spiegato come è stato possibile questo ennesimo hacking, l’ultimo dei quali risale al mese di giugno.

I dati degli account sono stati sottratti tramite un malware chiamato KeyRaider, un software malevolo che si diffonde grazie al Cydia, popolare strumento per effettuare il jailbreak dei telefonini Apple, che non ha condotto alla violazione di account iCloud solo in Cina come si pensava inizialmente, ma anche in altri paesi, come Stati Uniti e Regno Unito.

Questo particolare codice malevolo, colpisce chi ha un prodotto Apple con Jailbreak che consentirebbe ad un pirata l’accesso alla password di Apple ID, un fatto preoccupante perché le credenziali d’accesso ai servizi della Mela permettono non solo la raccolta di dati sensibili, ma anche la possibilità di effettuare acquisti fraudolenti di App e molto altro ancora. KeyRaider, si apprende in queste ore, legge il GUID (Globally Unique Identifier, identificatore unico globale), l’identificativo di ciascun dispositivo e le chiavi private per i servizi push. Secondo quel che è stato possibile verificare, gli utenti colpiti sono quelli che hanno scaricato due “tweaks” (un software che permettere di mettere a punto alcune funzioni interne del dispositivo) che permettono il furto di applicazioni da App Store. Ciò ha reso possibile installare il software malevolo in grado di copiare i dati dei login su un server, colpendo terminali in 18 paesi, ma non è tutto secondo quanto riportato da AppleInsider, il malware sarebbe in grado di vietare lo sblocco del dispositivo, mostrando speciali messaggi a schermo, una funzione normalmente sfruttata per chiedere riscatti agli utenti. Malintenzionati, infatti, potrebbero chiedere una somma al possessore per sbloccare da remoto il dispositivo con una tecnica del tutto simile a quella utilizzata dal CryptoLocker.

Qualche mese fa era stato scoperto che Hacking Team, la società italiana al centro del recente scandalo di cyberspionaggio, sfruttava gli iPhone ‘liberati’ dal jailbreak per raccogliere informazioni (e girarle a governi compiacenti) ed aveva rilasciato un comunicato ufficiale in cui ammette: “Abbiamo perso la capacità di controllare chi utilizza la nostra tecnologia. Terroristi, estorsori ed altri possono implementarla a volontà. Crediamo sia una situazione estremamente pericolosa, è oramai evidente che esiste una grave minaccia”.

Chi ha un dispositivo iOS con Jailbreak può verificare la presenza del malware installando “openssh server” tramite Cydia, quindi collegandosi al dispositivo tramite SSH e recandosi in /Library/MobileSubstrate/DynamicLibraries/ per controllare la presenza di uno o più file denominati “wushidou”, “gotoip4”, “bamu” o “getHanzi”. Se anche solo un file porta questo nome, nel dispositivo è installato il software malevolo ed il consiglio è quello di ripristinare il dispositivo e cambiare la password dell’Apple ID.

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