A determinate condizioni e non certamente dopo una bolletta non pagata è possibile sospendere il servizio di fornitura di acqua potabile agli utenti morosi, e gli amministratori comunali non possono obbligare Aqp a riaprire forzatamente il rubinetto. Questa la decisione del Tar di Lecce che ha negato ai sindaci la possibilità di obbligare l’Acquedotto Pugliese a riaprire i rubinetti dei cittadini morosi.
Con tre sentenze, infatti, il Tribunale Amministrativo Regionale, accogliendo le tesi difensive degli avvocati di AQP, Pietro Giorgio Savino, Marilena Chimienti e Giovanni Nardelli – ha sancito l’illegittimità delle “ordinanze contingibili e urgenti” emesse dal sindaco di un comune pugliese, finalizzate al ripristino della fornitura idrica sospesa a seguito di morosità persistente di alcuni utenti. Il Comune, come statuito in sentenza, non può impedire all’Acquedotto di interrompere la somministrazione di acqua nei confronti di condomini morosi. Diversamente si creerebbe una disparità di trattamento con chi paga regolarmente le bollette dell’acqua.
Ai Condomini morosi protagonisti della vicenda, AQP ha più volte nel tempo concesso un piano di dilazione, sempre totalmente disatteso. Il provvedimento di sospensione del servizio è stato eseguito solo a seguito di molteplici, infruttuosi solleciti di pagamento e conseguenti tentativi di recupero bonario dei crediti. Inoltre è opportuno specificare che le modalità di incasso dai clienti sono disciplinate dalla Carta dei Servizi definita dall’Autorità Idrica Pugliese a cui AQP è tenuto ad attenersi.
“L’acqua – commenta Aqp in una nota – ancorché un diritto in quanto bene comune, impone anche doveri. In capo alla collettività quella di contribuire al mantenimento degli standard di qualità del servizio richiesti. Il servizio svolto da Acquedotto Pugliese, infatti, ha un costo e viene svolto senza alcun intervento della fiscalità generale, ma semplicemente grazie al pagamento di un corrispettivo da parte dei titolari dei contratti di somministrazione che, con la correttezza dei loro comportamenti, garantiscono a tutti la fruibilità del bene. Il comportamento dilatorio assunto da qualcuno, duole richiamare, è dannoso per Acquedotto Pugliese, che svolge la propria attività grazie al corrispettivo per il servizio reso e soprattutto, dannoso nei confronti di quegli utenti che onorano con puntualità le fatture, consentendo, di fatto, il servizio anche a chi non onora i suoi impegni”.
Da qui il senso della sentenza che ha sottolineato come qualsivoglia forma di intervento, pur astrattamente riconducibile ad interventi istituzionali, di fatto finisce per legittimare una condotta dilatoria a discapito dell’intera collettività che, viceversa, adempie puntualmente ai pagamenti.











