HomeCulturaAstrolabio, Roberto Ottaviano punta alle stelle del Jazz

Astrolabio, Roberto Ottaviano punta alle stelle del Jazz

Gianluigi Trovesi, sassofonista bergamasco, Michel Godard francese suonatore di tuba, Glenn Ferris trombonista californiano, sono tutti eccellenti musicisti di prim’ordine; come il nostro Roberto Ottaviano, eccellenza pugliese, che li ha voluti accanto a sé per realizzare il suo progetto “Astrolabio”. Un progetto che tra le altre peculiarità ha quella di essere eseguito da un quartetto di fiatisti (trombone, sax soprano, clarino alto e tuba più “serpentone”).

Con l’astrolabio fino al XVIII secolo i marinai riuscivano ad orientarsi nella navigazione; e all’astrolabio ha pensato Ottaviano per orientare la sua ricerca nel grande mare del jazz. E nel progetto rientra anche Antonious Block, cui è dedicato un brano, il cavaliere che ne “Il settimo sigillo” di Bergman gioca a scacchi con la morte. Ma il vero cavaliere, un cavaliere errante, è proprio il sassofonista barese, capace di spostarsi dalle sponde del Mediterraneo medievale all’Inghilterra degli anni ’70, per finire in una introspezione creativa ricca di ispirazione e di stimoli. Si passa con grande disinvoltura da suggestioni arabe del 1300 a sonorità di origine ottomana rivisitate, per arrivare ai giorni nostri, in un discorso che mantiene intatta la coerenza stilistica di un album concept. Si stabilisce così un fil rouge che vuole essere un crocevia che unisce Oriente e Occidente, terra di passaggio, terra di nessuno, dove elaborare e intrecciare suoni e melodie che non trovano collocazione nello spazio e nemmeno nel tempo. In tal senso viene ripreso il discorso iniziato con lo splendido album “Dreams Made on Sand”, un album (suonato a piene mani con Pietro Laera al pianoforte) trascurato a torto dalla critica.

“Astrolabio” è un disco uscito a ottobre del 2015 per l’etichetta leccese Dodicilune col sostegno di Puglia Sounds. Ora Ottaviano sta portando in giro per l’Italia, da Milano a Lecce, le musiche che lo compongono, dopo avere riunito i musicisti che le hanno registrate insieme a lui. E il tour ha immancabilmente fatto tappa a Bari al Teatro Forma, per l’associazione Nel gioco del jazz.

L’esplorazione sonora comincia con una ouverture, come un concerto di musica classica, un preludio che introduce Hicaz Mandira: brano teso, vibrante, ipnotico, in cui i tempi vengono scanditi ora dalla tuba di Godard ora dal trombone di Ferris, in un crescendo in cui si elevano i toni orientali del sax soprano. Si passa agli ’70, al rock progressive dei Gentle Giant, un gruppo sperimentale che legava elementi jazz/rock ad atmosfere barocche. Ottaviano ne riprende i temi e li ripropone in una intelligente versione contemporanea tagliata sul jazz. Stesso discorso per “School Days”, prima di addentrarsi in percorsi arditi che sprofondano in dissonanze dal sapore futurista, miste ad aperture corali in perfetto (e difficile) contrappunto. Come in “A Natural Hero” e “Vitalis”. La “Meu Sidi Ibrahim”, deriva di “The Dreams Made on Sand”, è uno straordinario tradizionale dell’area andalusa dagli ampi orizzonti medievali, magnetico, incantato, di grande impatto.

C’è poco spazio all’improvvisazione invero, quando si suona seduti con uno spartito di fronte da seguire, al punto che il concerto assume i connotati di un concerto di musica classica. Ma forse è proprio questo che Ottaviano vuole realizzare, con una vena creativa ricca di raffinatezze cerebrali. E il suo astrolabio ha funzionato puntando le stelle del firmamento e indicandogli la strada giusta: quella maestra!

P.S. I cd di “Astrolabio” in vendita all’uscita sono andati a ruba. Letteralmente!

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