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Myanmar, Aung Suu Kyi, la Signora della Birmania

E’ stato un viaggio lunghissimo quello di Aung Suu Kyi, La Signora della Birmania. Premio Nobel per la Pace nel 1991, 15 anni di arresti domiciliari e un unico pensiero quello di rendere la Birmania un posto migliore dove vivere in democrazia rispettando i diritti umani. Non si è piegata nemmeno quando il suo partito vinse le prime elezioni libere dello scorso anno dando finalmente a lei la possibilità di diventare il primo Presidente donna nel Paese dei mille templi.

Purtroppo non le è stato possibile perchè una legge Costituzionale imposta dal precedente governo militare non permette a chi ha figli o coniugi di cittadinanza straniera di coprire la carica più alta del Governo. Suu Kyi birmana di nascita ha sposato un cittadino inglese e i suoi figli hanno doppia cittadinanza, questo miscuglio di razze non è piaciuto al governo dittatoriale che da oltre 50 anni ha portato il paese alla deriva e così la creazione della legge che impone al presidente della Birmania non solo di essere nato nel paese ma di non avere nessun contatto prossimo con cittadini stranieri.

La regola per quanto bizzarra non è stata contestata dalla leader che aveva assicurato che la sua presenza sarebbe stata comunque forte nelle prossime strategie politiche: “Il mio ruolo sarà al di sopra della Presidenza.” Aveva spiegato durante la conferenza stampa dopo la vittoria delle elezioni.

Suu Kyi non è diventata infatti Presidente della Birmania, Htin Kyaw suo braccio destro è diventato il primo presidente non militare in oltre cinquat’anni. Kyaw si è laureato ad Oxford ed è figlio di un famoso poeta brimano nonchè uno dei fondatori del partito di Suu Kyi.  Questa scelta ponderata fa intendere che Suu Kyi non si è piegata nemmeno stavolta e guiderà il paese da dietro le quinte con la carica di Ministro degli Esteri. Lei, leader della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) birmana, unica donna a capo di una lista di 18 nomi sarà il ministro degli Esteri del primo governo civile del Myanmar. “The Lady” sarà anche parte del Consiglio della Difesa e della Sicurezza nazionale, una specie di super-organo di 11 membri in gran parte militari. Unica donna al governo composto da 21 dicasteri. Durante la precedente amministrazione di Thein Sein erano 36, ma sono stati ridotti nel nuovo corso politico birmano.

Tra i nomi annunciati ci sono anche tre militari che sono stati proposti da parte dell’esercito a prendere in consegna i ministeri della Difesa, delle Frontiere e degli Interni, come stabilito dalla Costituzione adottata dalla giunta militare. Oltre ai ministri, il governo avrà due vice presidenze che andranno al tenente generale Mying Swe e al deputato della NLD, cristiano e di etnia Chin, Henry Van Thio.

La Costituzione è stata fatta in modo molto accurato per poter mantenere il più possibile il potere nelle mani di chi lo aveva detenuto durante la dittatura e con le cariche di alcuni ministeri chiave cercano di mantenere questo potere intatto. La maggioranza del parlamento è saldamente nelle mani dell’Lnp (partito di Suu Kyi) ma le norme costituzionali prevedono che il 25% del parlamento sia di nomina militare a cui bisogna aggiungere il fatto che le norme di modifica costituzionali prevedono il 75% più uno dei voti, teoricamente non ci sarebbero i numeri per poter fare delle modifiche costruzioni, a meno che non siano condivise.

Chiaramente nel suo ruolo a ministro degli esteri Aung San Suu Kyi si e ritagliata una levatura internazionale indiscussa e così il Myanmar potrà finalmente trovare il suo posto all’interno del consesso internazionale. Sarà comunque difficile per il nuovo governo la coabitazione delle diverse etnie, ci sono infatti fino a 138 etnie diverse che convivono nel territorio dell’Unione del Myanmar e la pacificazione di zone dove tra l’altro ci sono guerriglie è una priorità. Lo sviluppo sostenibile è sicuramente un’altra delle grandi sfide che caratterizzeranno l’opera del governo nei prossimi mesi. È un Paese che dopo tanti anni si sta aprendo sia al turismo ma anche all’apporto industriale, quindi è una priorità assoluta il fatto che questo sviluppo non sia fatto al di sopra delle persone ma coinvolgendo la realtà locale, facendo crescere un’imprenditoria locale.

Ora toccherà a questa nuova lega politica, a questo nuovo equilibrio instabile fare i conti con le etnie birmane che da anni si combattono senza riuscire a trovare quella pace tanto agognata dalla loro leader di ferro. Sono quasi 60 milioni i birmani coinvolti in questa nuova era e come ha detto Suu Kyi durante il suo discorso di ringraziamento per il Premio Nobel per la Pace “la pace assoluta è un obiettivo irraggiungibile, ma dobbiamo continuare a perseguirlo come un viaggiatore nel deserto tiene fissa una stella come punto di riferimento”.

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