HomeCronacaApple: La mela presa a morsi dall’FBI

Apple: La mela presa a morsi dall’FBI

Il 2 dicembre 2014 due killer a San Bernardino – California, fecero una strage uccidendo 14 persone. La procura americana aveva chiesto alla Apple di sbloccare gli smartphone degli assassini, visto che, in caso di ripetuti errori nella composizione del PIN, un software pre-installato avrebbe distrutto i dati compromettendo le indagini.

Ma la società di Cupertino si rifiuta, e così la pratica finisce sotto i riflettori di tutto il Mondo. Privacy o Sicurezza? Qual è l’elemento predominante in questi contesti? Google si schiera dalla parte di Apple, così come noti giuristi ed ovviamente i consumatori.

L’affidabilità e l’inviolabilità del sistema operativo “iOS” subiscono però adesso un duro colpo. Infatti la Bureau statunitense ha chiuso il contenzioso legale contro la società in virtù del fatto che è riuscita a sbloccare gli apparecchi senza l’assistenza della casa madre. Secondo indiscrezioni infatti, sarebbe stata una terza parte israeliana ad eludere i firewall dei cellulari.

E’ capziosa la battaglia dei giganti dell’elettronica e del web sulla privacy, dato che ormai tra identità digitale, impronte, cookie, e tutta la nostra vita che passa sotto il mirino della tracciabilità  è difficile parlare di tutela della riservatezza. Vi basta fare una ricerca su Amazon di un qualsivoglia prodotto, per ritrovarselo pubblicizzato su tutti i siti a seguire che visiterete, e magari con il messaggio pubblicitario dello sconto in casella di posta.

Nel film “Perfetti Sconosciuti” di Paolo Genovesi c’è una trama molto in linea, in cui s’afferma che ormai il telefono è la scatola nera della nostra vita e tutte le fragilità umane possono essere compromesse da una scorretta gestione della segretezza.

Oggi, una cosa è certa, siamo tutti “amici” a Facebook e affini. Senza neanche stringerci la mano, sanno tutto di noi.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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