Un fiume di soldi provenienti da attività illecita semplice ed, a quanto pare, molto ben remunerativa: pagare il pizzo per poter lavorare. Una montagna di denaro che ha portato, infine, dopo due anni di intercettazioni e indagini da parte della Guardia di Finanza ad una decina di ordinanze di custodia cautelare ed al sequestro di beni per circa 56 milioni di euro. Gli arresti sono stati eseguiti questa mattina dalla guardia di finanza nei confronti di persone ritenute vicine al clan barese che fa capo a Savinuccio Parisi (da alcune settimane in libertà) e che avrebbero messo in atto una serie di estorsioni nei confronti di imprenditori, in particolare quelli che operano nel settore edile della città di Bari, ma non soltanto.
Tra gli arrestati c’è anche Michele Parisi, fratello del boss. L’operazione ha portato anche al sequestro di beni per un valore complessivo di circa 56 milioni di euro tra cui anche aziende alimentari.
L’indagine è stata condotta tra il 2013 e il 2014 ed è cominciata da una denuncia, per estorsione, presentata da un imprenditore il cui nome figura tra i 28 indagati.
Un giro vorticoso di denaro, accumulato dal clan Parisi del quartiere Japigia di Bari e scoperto dai finanzieri del Gico di Bari, che hanno portato in carcere 5 persone e 6 agli arresti domiciliari, in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare richieste dal pm antimafia Roberto Rossi e disposte dal gip Francesco Pellecchia.











