È stato approvato dalla Giunta del Comune di Bari il regolamento del baratto amministrativo, su proposta dell’assessore al Bilancio e alla Programmazione economica Dora Savino.
Si tratta di una sperimentazione che concilia l’obbligo del pagamento con le disponibilità economiche del nucleo familiare, in favore delle fasce deboli della popolazione, tutelando il diritto della famiglia a preservare le risorse per i bisogni primari e garantendo contestualmente il rispetto delle regole nel pagamento dei tributi. Potranno usufruire del baratto amministrativo i cittadini maggiorenni, singolarmente o associati in comunità stabili e giuridicamente riconosciute, titolari di una propria distinta posizione tributaria per un importo annuale non inferiore a 300 euro, che abbiano un indicatore ISEE non superiore a 20.000 euro.
Lo schema di regolamento è già stato sottoposto all’attenzione dei Municipi, Il prossimo passo sarà sottoporlo alle commissioni e al Consiglio comunale per poi procedere con la pubblicazione del bando che permetterà ai cittadini di candidarsi alla sperimentazione.
Un istituto, questo del baratto amministrativo, previsto dal decreto Sblocca Italia, ma che non ha mancato di creare polemiche e perplessità. Da ultimo segnaliamo, per la prima volta, la Corte dei conti dell’Emilia Romagna che con una recente pronuncia di fine marzo ha messo un sostanziale freno al baratto amministrativo.
Il sistema, così come è stato previsto dal Governo, prevede infatti uno sconto sulle tasse locali, in cambio di un lavoro o un servizio che possano arrecare una certa utilità alla collettività. Ma secondo i giudici contabili (interpellati proprio dal Comune di Bologna prima di valutare l’applicazione del baratto) servono precisi limiti e paletti, per non correre il pericolo di pesare sui bilanci pubblici e quindi configurare possibili illeciti amministrativi: la riduzione delle imposte non si può applicare su debiti pregressi e ci deve essere una stretta corrispondenza tra il tipo di lavoro socialmente utile prestato e il tributo da tagliare.
I servizi potranno dunque essere di vario tipo, e riguardare la manutenzione dei parchi o della aree verdi, delle strade, dei marciapiedi, oppure possono essere interventi di decoro urbano, di recupero e riuso di immobili pubblici o di luoghi del demanio comunale. Ma per rispettare la corrispondenza tra imposte da pagare e servizi da fare le restrizioni dovrebbero essere molto presenti. Per esempio una multa per un mozzicone di sigaretta non gettato negli appositi raccoglitori, ma per terra potrà corrispondere un taglio della Tari, e non di altre imposte, giacchè il risparmio che il Comune otterrebbe in questo caso è esclusivamente sul gettito derivante dai rifiuti. Per multe riguardandi il codice della strada dovrebbero riguardare lavori di manutenzione stradale e così discorrendo…
Un istituto, dunque, che ha ancora bisogno di oliare il suo meccanismo.











