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Bari, lunedì al Teatro Margherita ‘Un canto salverà il mondo’ di Francesco Lotoro

Raccontare alcune delle pagine più buie della storia del Novecento attraverso la musica scritta nei Campi di concentramento fino ad arrivare alla costruzione di un archivio imponente e di immenso valore storico. Questo è il volume di Francesco LotoroUn canto salverà il mondo” (Feltrinelli editori) che sarà presentato lunedì 24 gennaio, alle ore 18, nel Teatro Margherita.

A dialogare con l’autore, il direttore del dipartimento Turismo, Economia della cultura e Valorizzazione del territorio della Regione Puglia Aldo Patruno e la giornalista Fiorella Sassanelli, mentre al giovane violinista Paride Losacco saranno affidati gli intermezzi musicali. Introdurrà l’incontro l’assessora alle Culture Ines Pierucci.

“Raccontare la musica concentrazionaria sopravvissuta alla deportazione attraverso l’opera monumentale di Francesco Lotoro ha un duplice, importante obiettivo – sottolinea Ines Pierucci -: se da un lato, infatti, rappresenta un modo nuovo di raccontare i capitoli più bui del Novecento, dall’altro restituisce la storia al futuro, alle nuove generazioni. Alla politica spetta il compito di trasformare la memoria in sguardo potente sul domani: per questo abbiamo voluto sul palco Paride Losacco, giovanissimo e promettente musicista, che lunedì eseguirà una sonata scritta da Sandor Kuti durante la prigionia utilizzando il violino di Auschwitz*, prestatogli proprio da Lotoro per l’occasione.

Nei campi di sterminio alla musica imposta come strumento di oppressione si contrapponeva quella suonata, e talvolta composta, segretamente dai prigionieri, che proprio attraverso la musica esprimevano le proprie paure e speranze come forma di resistenza. L’opera di Lotoro è frutto di un’impresa di straordinario valore storico, civile e morale”.

Un canto salverà il mondo, il libro

Da più di trent’anni Francesco Lotoro, pianista e compositore, recupera la musica scritta nei Campi di concentramento e nei luoghi di cattività civile e militare tra il 1933, anno dell’apertura del Lager di Dachau, e il 1953, anno della morte di Stalin e graduale liberazione degli ultimi prigionieri di guerra detenuti nei Gulag sovietici. Questo libro racconta la sua ricerca, che con un instancabile lavoro di recupero, studio, revisione, esecuzione e registrazione ha portato alla costruzione di un archivio di ottomila opere di musica concentrazionaria, diecimila documenti di produzione musicale nei Campi (microfilm, diari, quaderni, registrazioni fonografiche, interviste a sopravvissuti) e tremila pubblicazioni universitarie, saggi di musica concentrazionaria e trattati musicali prodotti nei Campi.

È l’impresa epica della costruzione di un archivio straordinario e unico al mondo. Un viaggio nella Musica e nella Storia che svela un modo nuovo di raccontare i capitoli più bui del Novecento: indagando le strategie del genio creativo e dell’emozione attraverso le quali una vicenda umana può entrare in una partitura e da qui oltrepassare le maglie del suo tempo per accedere all’eternità.

“La musica prodotta in cattività,” scrive Lotoro, “aveva poteri taumaturgici, rovesciava letteralmente le coordinate umanitarie dei siti di prigionia e deportazione, polverizzava le ideologie alla base della creazione di Lager e Gulag. Forse non salvava la vita, ma sicuramente questa musica salverà noi”.

* Il violino, oggi patrimonio della Fondazione Istituto di Letteratura Musicale Concentrazionaria di Barletta, è appartenuto al violinista polacco Jan Stanislaw Hillebrand, che suonava nell’orchestra di Auschwitz. A donarlo alla Fondazione è stata la vedova, Hanna Hildebrand, che vive a Bay City, nel Michigan. Il violino è stato restaurato dal liutaio Bruno Di Pilato di Ruvo di Puglia.

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Redazione
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