Il Piano triennale delle Opere pubbliche del Comune di Bari approntato dalla Giunta di Antonio Decaro non piace all’opposizione e, alla vigilia (ma non è escluso che la seduta slitti a giovedì prossimo) della discussione in Aula, i due consiglieri di minoranza Irma Melini e Mimmo Di Paola hanno convocato una conferenza stampa per evidenziare quelle che, a loro avviso, sono le criticità del piano.
“Decaro non ha idea di come debba svilupparsi la Città. Una triste considerazione – ha sottolineato Di Paola – che trova fondamento nell’assenza del nuovo Piano regolatore, così come nella mera enunciazione di opere – per la maggior parte neanche condivisibili – del piano triennale che sarà approvato dalla Maggioranza domani. Tante belle parole slegate fra loro perché prive proprio della visione su Bari”.
“D’altronde, se nel 2016 dei 168 milioni di euro programmati ne hanno contrattualizzati solo 57 è chiaro che per il 2017 non sarà diverso, anzi. Nessuna grande opera, se non la Camionale, la cui utilità e necessità, al di là della spesa di centinaia di milioni di euro, non si ravvede nella pianificazione della viabilità della Città. Infatti, basti ricordare il Ponte Adriatico quale opera incompiuta, la cui mancata realizzazione e programmazione del terzo lotto (l’arrivo al porto dalla tangenziale) rende l’opera inutile rispetto ai milioni spesi e alla previsione, quella sì lungimirante, del Piano Quaroni. Senza dire della incapacità realizzativa messa a nudo dalle piste ciclabili del Ponte, mai aperte, o dai lavori di via Sparano“.
E poi prosegue l’analisi.
“Questo Piano punta per l’annualità 2017 all’utilizzo di ben 4 milioni di euro di solo fondo progettazione, utile a candidare i progetti ad eventuali finanziamenti, ma non certo a vedere realizzare opere. Una scelta discutibile, perché non condivisibile per l’ampio impegno di spesa. Un altro esempio su tutti è lo Stadio san Nicola per cui abbiamo anche quest’anno una posta da 1,5 milioni di euro e nel 2019 ben 50 milioni di euro di finanziamenti privati senza avere ancora deciso quale sorte debba avere. Insomma, un libro dei sogni declinato al futuro come il documento sulla verifica delle linee programmatiche. Un documento senza nessuna opera strategica che prometta di essere il motore della rinascita della nostra città”.
Di un vero e proprio “libro delle opere mancate” parla invece Irma Melini, vice presidente della Commissione Lavori Pubblici.
“È ben oltre 28 milioni di euro il valore delle opere, per le quali negli ultimi dieci anni abbiamo contratto un mutuo e pagato a vuoto interessi, opere che non saranno mai realizzate a favore di opere minori inserite in questo piano, solo grazie alla sentenza della Corte dei conti del 2016. Un Piano che non parla dello sviluppo della Città, ma che annuncia opere che non si compiranno se non in parte come per esempio l’abbattimento delle Barriere architettoniche, una misura che anche l’anno scorso ho denunciato non avere sufficienti risorse per cambiare il volto di questa Città e agevolare i diversamente abili come gli anziani, le mamme o i bambini. Per questo ho presentato un emendamento che sposta 1.4 milioni da un’opera che non si farà, ma inserito nel Piano (ex mercato di via Carrante) perché tra l’altro fra i beni che il comune vuole alienare, alla programmazione del l’abbattimento delle barriere architettoniche. Stesso ragionamento sulle enunciazioni politiche come il rifacimento di Piazza Diaz sul Lungomare, a cui un mio emendamento destina maggiori risorse oltre che l’anticipo di lavori al 2018 rispetto al 2019 di Decaro, proprio per renderlo concreto e non solo evocativo”.
E poi sottolinea: “Un altro esempio di spreco e mancata programmazione? I mercati e welfare. Milioni per l’Emporio sociale a firma Bottalico che non è chiaro se ne gioverà qualche cooperativa o l’intera città, con l’aggravio di una mancata programmazione dei mercati o promozione delle attività commerciali. Per tutti il Moi le cui licenze scadono a settembre 2017, ma a cui Galasso destina 300 mila euro non utili a riqualificarlo se le licenze dovessero essere prorogate, inutili se le licenze dovessero scadere. Tre mercati solo a Japigia e zero nel resto della Città. Strade come via Manzoni o periferie ancora abbandonate al loro destino. Grave poi la volontà politica di legittimare l’occupazione abusiva dell’ex Socrate con un finanziamento da 2 milioni di euro per realizzare al suo interno un centro per l’integrazione. Ricordo che lo stesso privilegio è toccato anche agli occupanti della Caserma Rossani“.
“Fa sorridere, invece, – conclude la Melini – che di questo Piano si vantino sempre i milioni di euro posti per il rifacimento delle strade e marciapiedi quando i baresi sono testimoni ogni giorno della pessima qualità degli interventi sull’asfalto e della inspiegabile “geometria” dei nuovi marciapiedi. Insomma un piano triennale bocciato anche quest’anno non per volontà contestatrice, ma per un’ennesima opportunità di sviluppo persa”.











