“Altolà non un aspirina, questa è una rapina!” Quale città può definirsi sicura se lo stesso rapinatore nell’arco di qualche settimana torna a fare incetta di bottino nello stesso luogo?
Per la serie “tanto noi ci conosciamo”, la stessa farmacia del quartiere San Pasquale Alta torna a subire la visita di balordi armati di lame e cattive intenzioni. Negli ultimi tre mesi la stessa farmacia ne ha subite tre e neanche un paio di mesi fa infatti, si sono presentati due uomini a volto scoperto con cappellino e coltellaccio e due settimane dopo, un ragazzo incappucciato si presentava inforcando un altro coltello per ripresentarsi poi questa domenica coi rinforzi, altri due uomini, al cospetto di due dottoresse e del magazziniere.
Se tanto chi sbaglia non paga, perché dovrebbe impegnarsi a smettere di colpire?
La farmacia, ubicata in uno dei quartieri più eleganti e vivi di Bari è aperta come molte altre farmacie della città tutti i sabato pomeriggio e sebbene alberghi tra i bar e i locali più affollati delle notti baresi, questo non ha impedito i rapinatori di scegliere le 20,00 per mettere in piedi momenti di paura. L’orario di chiusura è infatti quello scelto dai balordi. Le scorse volte, si sono recati presso il presidio tra le 22.00 e le 23.00; periodo in cui l’attività opera a battenti aperti.
Come rendere Bari una città sicura?
Cosa manca agli istituti giuridici per evitare di lasciare a piede libero delinquenti recidivi?
Come garantire a lavoratori e professionisti un minimo di sicurezza per se stessi e per la clientela? Quale può essere la risposta dei nostri governatori dinanzi ad evidenze così intollerabili?











