The show must go on. Lo spettacolo deve continuare. Ma forse sarebbe stato meglio scriverlo col punto interrogativo. Perché è quello che si sono chiesti molti baresi ieri: meglio andare avanti o spegnere tutto?
A meno di 24 ore dalla strage di Parigi le vie del centro rimbombavano di suoni, poco melodici a dire il vero, straripavano di gente smaniosa ed elettrizzata, offrivano uno spettacolo della città a metà tra il kitsch e il trendy. Si tratta del weekend Glamour, un evento organizzato dalla nota rivista di moda a cui hanno aderito tutti i negozi, restando aperti fino a tardi con musica e bollicine. Eppure in molti hanno storto il naso, gli stessi che si sono precipitati nei negozi non si sono risparmiati i commenti sui social, contro una serata “che andava gestita con più silenzio”, per rispetto verso il dolore e le vittime. L’intero palazzo Mincuzzi, illuminato dai colori della bandiera francese, sparava un dj set di musica elettronica dall’alto di un balcone, poco più avanti due fustacchioni col petto nudo troneggiavano in vetrina e una sposa in abito bianco sfilava su un tappeto rosso.
Andava tutto evitato? E’ difficile dirlo. E’ più facile dispensare pillole di buona morale e anatemi dell’ultim’ora. Non era certo uno spettacolo sobrio, ma Bari è consumo, buste dello shopping, viavai di firme e lustrini. La stessa Bari che convive tra Gigi D’Alessio al concertone di Capodanno e Brian Eno (a rigor di cronaca, ieri c’era anche la fila per entrare alla sua mostra nel Margherita), tra i gnummiridd di San Nicola e il corteo minimal diretto da Sergio Rubini. Una città di contraddizioni, forti quanto il contrasto tra il tricolore francese proiettato su via Sparano e il dj che, incessante, mixava i dischi sul balcone. Contraddizioni. Come sempre, com’è normale che sia. L’evento era stato organizzato da tempo, gente era stata ingaggiata, sicuramente pagata, commercianti ci avevano investito. The show must go on allora? Chissà.











