HomePoliticaFondazione Petruzzelli, Biscardi: riassumere i lavoratori significa il fallimento

Fondazione Petruzzelli, Biscardi: riassumere i lavoratori significa il fallimento

Prosegue il dibattito e l’approfondimento in Commissione sulla Fondazione Petruzzelli, Ente di cui la Regione Puglia è socio proprietario, in riferimento al futuro della Fondazione e al destino dei lavoratori dopo le vicende giudiziarie che hanno ne hanno ordinato il reintegro creando, di fatto, un buco economico che rischia di minarne perfino la sopravvivenza e la continuità dell’attività.

Le parole del sovrintendente Biscardi, del resto, lasciano poco spazio alla fantasia: ““L’assunzione di altre 180 persone significa il fallimento della Fondazione Petruzzelli e per evitarlo è necessario dichiarare la soccombenza in tutte le azioni legali promosse dai lavoratori, per poi assumere tutti ed immediatamente dopo procedere ai licenziamenti”.

Ad oggi, infatti, ci sono 181 ricorsi nei confronti della Fondazione lirica Teatro Petruzzelli di Bari, da parte di dipendenti assunti in passato con contratto a tempo determinato. Sono state 21 le sentenze a favore dei lavoratori e analoga sorte potrebbe riguardare 160 ricorsi pendenti, per un totale, in caso di soccombenza della Fondazione, di 6 milioni di euro da dover tirare fuori (oltre all’onere di dover riassumere i lavoratori).

Biscardi ha spiegato che la dichiarazione di incostituzionalità delle norme varate dal Parlamento su richiesta del Mibac ha determinato l’accoglimento delle cause intentate dai lavoratori che la legge dichiarata illegittima vietava di stabilizzare. Se tale legge non fosse stata promulgata e il Ministero avesse concesso le autorizzazioni ai concorsi, detto personale sarebbe stato stabilizzato applicando le leggi allora in vigore che il Ministero volle cambiare allo scopo precipuo di evitare le stabilizzazioni richieste dal sindacato e che la Fondazione intendeva concedere.

“Oggi non possiamo aumentare la pianta organica – ha detto Biscardi – e pur volendolo o ritenendolo necessario potremmo farlo solo uscendo da piano di risanamento e sempre se avessimo i fondi necessari. E’ mio compito quindi – ha aggiunto – non far fallire l’azienda ed indicare i modi per scongiurare questa infausta eventualità. Infausta perché, al di là delle questioni umane e lavorative, tenere aperto il Teatro avrebbe costi rilevantissimi se non ci fosse più la Fondazione, che dà vantaggi maggiori rispetto ai fondi erogati”.

La strada che la Fondazione, dunque, dovrebbe essere quella del licenziamento collettivo da effettuare dopo la riassunzione dei lavoratori a seguito della soccombenza in tutte le azioni legali. Una scappatoia prevista dalla legge (la 223).

Con riferimento all’audizione di ieri pomeriggio in VI commissione consiliare del sovrintendente Massimo Biscardi sulla situazione della Fondazione Petruzzelli, il presidente Michele Emiliano ha voluto intervenire per alcuni chiarimenti.

“Il sovrintendente ha ricostruito correttamente il contesto nel quale avvennero le chiamate dirette per orchestra e coro dal 2009 al 2011, ribadendo che erano perfettamente legali. La Fondazione in quegli anni aveva più volte chiesto al Ministero l’autorizzazione a svolgere i concorsi per completare la pianta organica che era sempre stata negata.  Il Sovrintendente ha ribadito che l’istituto della chiamata diretta è stato correttamente e legittimamente usato dalla Fondazione al solo fine di non interrompere le attività dopo che la Provincia di Bari, senza alcuna ragione, non concesse più alla Fondazione l’utilizzo della propria orchestra”.

“Biscardi – sottolinea Emiliano – in risposta a chi gli ha chiesto come mai negli anni 2009-2011 fossero state impiegate più risorse che negli anni successivi, ha avuto modo di precisare che la programmazione imponente seguita alla riapertura del Teatro Petruzzelli ed allo scopo di rilanciarne l’attività dopo decenni di chiusura, era quasi doppia per numero di opere e di rappresentazioni rispetto a quelle più ridotte degli anni successivi e pertanto questa era l’unica ragione dei maggiori costi di quell’epoca”.

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