Ha dato già prova il popolo britannico di enorme decisionismo e determinazione sul volere recidere ogni rapporto con una Unione Europea burocratica ed asfittica, che nulla c’entra con l’Europa dei popoli, ma che vuole imporre vincoli di bilancio, quote migratorie, revisione di bilanci, controllo degli eserciti e del sociale.
Adesso che l’impasse è palpabile, dato che i contraenti del divorzio non trovano un accordo, i cittadini sono sempre più orientati al divorzio drastico, pur non di cedere troppo terreno a favore della vecchia Unione.
Il capo negoziatore della UE Micheal Barnier ha definito la trattativa in deadlok, ovvero ferma in un punto morto. La matassa da sciogliere non solo è enorme, ma ha anche una scadenza, ovvero l’Ottobre prossimo.
Non sono troppo celate le voci che prospettano si arrivi a tale scadenza con un nulla di fatto, non essendo riusciti a definire i nuovi rapporti di interlocuzione.
IL SONDAGGIO
Tuttavia la filosofia dura e pura del: “Meglio nessun accordo, che un cattivo accordo per il Regno Unito”, è largamente condivisa dai cittadini. In un recente sondaggio indetto da Sky Data, il 74% si è detto favorevole alla Hard Brexit, di contro soltanto il 26% auspica una intesa.
Gli uffici di Bruxelles negli anni hanno dato prova della loro incapacità di relazionarsi pragmaticamente a qualsivoglia problema, lasciando ogni cosa all’idrovora delle scartoffie da ufficio. Il popolo anglosassone, così come ha dimostrato col voto d’essere riluttante a cedere Sovranità, non arretra neanche sul prezzo per cui dovrebbe riappropriarsi del proprio diritto di autodeterminazione.
Non faranno sconti né regali, ciò che è ritenuto inalienabile non va barattato.











