C’è fibrillazione nel tessuto mafioso brindisino. Cosa che è sfociata in conflitti a fuoco tra gruppi rivali, particolarmente allarmanti sotto il profilo della sicurezza pubblica, ma prontamente stroncati dall’azione investigativa. Questo il profilo della città di Brindisi fatto dalla Dia nel disegnare la mappa della criminalità organizzata nel rapporto sul secondo semestre del 2017.
“In città – dice il rapporto – continuano ad emergere i gruppi BRANDI, attivo nel traffico degli stupefacenti e nelle pratiche estorsive, e MORLEO, per lo più strutturato su base familiare e anch’esso attivo nel traffico di stupefacenti. In provincia, invece, si registra una situazione di stallo e di perdurante e condivisa tregua tra i due maggiori schieramenti malavitosi: i mesagnesi, riconducibili agli “storici” ROGOLI, CAMPANA, VITALE, PASIMENI e VICIENTINO, ed i tuturanesi BUCCARELLA.
Il core business disegnato nella mappa della criminalità organizzata brindisina è rappresentato dal racket delle estorsioni e dal commercio di sostanze stupefacenti, in particolare marijuana. In tale contesto, le evidenze investigative confermano i collegamenti esistenti tra il territorio brindisino e l’Albania che, grazie alla vicinanza geografica, viene sfruttata per l’approvvigionamento di grossi carichi di sostanza stupefacente. In proposito, l’operazione “Griko” della fine di giugno ha fornito un’ulteriore prova del carattere transnazionale del mercato della droga brindisino, dove operano fidati referenti albanesi, sia per il rifornimento di ingenti quantitativi di marijuana, sia per la successiva destinazione e distribuzione.
Analoghe considerazioni valgono anche per l’indotto criminale derivante dall’ingresso clandestino sul territorio nazionale. Significativa, in proposito, l’operazione “Caronte”, conclusa nel mese di ottobre dalla Guardia di finanza, che ha fatto luce sull’operatività di un’associazione criminale composta da un cittadino irakeno, resosi irreperibile, e da sei italiani, tra i quali, con compiti direttivi ed organizzativi, alcuni ex contrabbandieri brindisini storicamente contigui agli ambienti della Sacra Corona Unita, “riconvertiti” all’immigrazione clandestina.
Più nel dettaglio, per realizzare il trasporto di cittadini stranieri dalla Grecia e dall’area balcanica verso l’Italia, il sodalizi si avvaleva di imbarcazioni nella disponibilità dell’organizzazione (semicabinati, yacht e natanti non di fortuna), adibiti per il trasporto di un numero limitato di migranti. Allo stesso tempo, per garantirsi il buon esito del trasporto, il gruppo predisponeva la vigilanza degli ormeggi delle Forze dell’ordine, allo scopo di scongiurare la presenza in mare delle motovedette durante le operazioni di avvicinamento e sbarco.











