Nel mirino della criminalità organizzata è finito il magistrato gioiese Giovanni Colangelo, procuratore a Napoli.
Secondo le indagini della Dda di Bari, infatti, il tritolo sequestrato negli scorsi giorni a Gioia del Colle dalla polizia nel corso di alcune perquisizioni avrebbe dovuto trovare il proprio utilizzo in un attentato ai danni del Procuratore.
Oltre mezzo chilo di tritolo (550 grammi) furono infatti rinvenuti nei pressi della tenuta di un esponente della criminalità locale (Amilcare Monti Condesnitt), fermato insieme a Francesco Paolo Ciccarone, di 40 anni di Santeramo in Colle, Antonio Saponaro, di 35 e Paolo Paterno, di 33 di Bari e Giuseppe Piscopo, di 24 di Bitonto.
La notizia sull’uso a cui era destinato l’esplosivo è stata rivelata agli inquirenti di Bari da un collaboratore di giustizia vicino alla Sacra corona unita originario del napoletano il quale alla fine del 2015, sarebbe entrato in contatto con alcuni esponenti della camorra che parlavano di un possibile agguato al magistrato.
Per la polizia l’attentato avrebbe dovuto essere compiuto a Gioia del Colle, cittò di residenza di Colangelo. I camorristi avevano, infatti, studiato gli spostamenti del procuratore fra la Puglia (suo luogo di residenza) e la Campania (dove espleta il suo ufficio). Il magistato, 69 anni, in passato è stato pretore a Chivasso ed a Gioia del Colle (dal 1977 al 1989) poi pm e procuratore aggiunto a Bari (dove ha coordinato la Procura distrettuale antimafia), e capo dei pm di Potenza dal 2008 al 2 maggio 2012 quando è stato chiamato a Napoli.











