Fabio Concato non ha mai fatto mistero delle sue simpatie per il jazz, ma mai come in questo periodo ha messo a fuoco questo suo interesse. Non dimentichiamo che già nel 2001 aveva inciso un cd dedicato a Chet Baker. A dicembre lo abbiamo ascoltato con il trio di Paolo Di Sabatino al Teatro Forma, in una rivisitazione in chiave jazz delle sue migliori composizioni; sabato scorso si è ripresentato con un progetto tutto nuovo insieme a Fabrizio Bosso e Julian Mazzariello, ospite al Teatro Traetta di Bitonto per la stagione del Teatro Pubblico Pugliese.
Fabrizio Bosso, tromba eccellente del nostro panorama jazzistico, è musicista da sempre vicino al mondo della musica leggera, nel quale ha interagito con numerosi artisti. Molte canzoni sono state arricchite dai suoi interventi “a margine”: in tal senso ricordiamo collaborazioni con Baglioni, Sergio Cammariere, Nina Zilli, Mario Biondi, Raphael Gualazzi. Il sodalizio con Concato, non nuovo, non poteva essere più centrato. Se poi aggiungiamo che da qualche tempo Bosso si esibisce sempre in coppia con Julian Oliver Mazzariello, giovane talento emergente, si può capire come il concerto abbia richiamato un pubblico numeroso facendo registrare il sold out.
La performance è stata impeccabile per garbo e pulizia estetica: un lavoro serio giocato su un continuo scambio di simpatie fra jazz e canzone d’autore in una sinergia che ha creato a tratti atmosfere confidenziali da jazz club. Ora Concato non si sofferma a reinterpretare solo sue canzoni, come aveva fatto con Di Sabatino, ma anche quelle che ha ritenuto più adatte nel repertorio dei suoi colleghi. Ne nasce una sorta di antologia che forse (lo speriamo) diventerà un disco.
L’iniziale “Gigi”, dedicata al padre, è un samba in punta di piedi, alla quale segue “Canto”, tutto un brillante swing, da cui ci piace citare: “Canto perché cantare ci fa bene, anche se poi non cambia niente.” Ma la prima grande emozione arriva con “Io che amo solo te” di Sergio Endrigo in un arrangiamento che lascia brividi lungo la schiena e affascina per le raffinate suggestioni. Non manca un tuffo negli anni ’30 con “Mille lire al mese” trasformata in uno scanzonato dixieland. E gli omaggi a Lucio Dalla, a Pino Daniele (“Anna verrà” è stupendamente intensa), a Zucchero, a Nino Bonocore, a Jannacci, a Celentano, formano una sorta di festival del passato in una rilettura che naviga in un jazz di qualità accessibile a tutti. I dialoghi con il pubblico poi non fanno che accrescere feeling e partecipazione.
Quando arriva “Non smetto di aspettarti” (dall’ultimo cd “Tutto qua”), canzone che Fabio ama molto, la platea si lascia ammaliare in assoluto silenzio, conquistata da un testo struggente e da una musica dal ritmo lento che attanaglia i sensi dall’emozione. Segue “Nessuno al mondo” ed è una gemma: sublime, stupefacente.
A un Fabio Concato in splendida forma fa da spalla un duo strumentale estremamente affiatato: Fabrizio Bosso accompagna ed esalta le canzoni con un fraseggio geniale e accurato che mette in luce tutto il suo background artistico e tecnico; Mazzariello al pianoforte si conferma musicista preparato e intelligente, sempre puntuale e creativo negli assolo.
Il finale è frizzante e gioioso: arriva un altro swing, “Rosalina”, e “Domenica bestiale” chiude la serata, praticamente cantata in coro dal pubblico.












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