HomeCulturaArteControcanto dell’eroe, vinto dall’assalto della paura

Controcanto dell’eroe, vinto dall’assalto della paura [Gallery]

Un telo d’oro, disteso e poggiato sul terreno ma anche ripiegato ed esposto in una galleria d’arte, è il centro focale e concettuale di Forse ti vince l’assalto della paura, mostra di Alessandro Fusco allestita presso BLUorG a Bari. Punto di riferimento dell’intero progetto, esso rappresenta la chiave di lettura delle opere dell’artista pugliese; è il Vello d’Oro, cioè il la mitica reliquia cercata e conquistata da Giasone; è un simbolo, icona per antonomasia del raggiungimento di un obiettivo; è anche – e soprattutto in questo caso – uno specchio che restituisce l’immagine umana e antieroica del condottiero degli Argonauti.

Introdotta dalle indicative parole di Apollonio Rodio (“Figlio di Esone, quali pensieri volgi nella tua mente? Quello che pensi dillo in mezzo a noi tutti. Forse ti vince l’assalto della paura, che coglie gli uomini vili?”), tratte dal primo libro delle Argonautiche, la personale di Fusco, realizzata sotto la direzione artistica di Giuseppe Bellini e visitabile fino al 16 aprile 2016, è incentrata su una serie di lavori, una collezione di “reperti” che, racchiusi in “limpide teche” di plexiglass, raccontano in maniera del tutto nuova e originale la conquista del Vello.

Nelle loro vetrine le immagini – non semplici fotografie ma autentiche installazioni – cristallizzano il preciso istante che precede l’arrivo degli Argonauti, eternando il Vello d’Oro in una visione sospesa e idilliaca, in totale equilibrio con la Natura ma destinata a essere sconvolta dalla sortita di Giasone. Tra i più ambigui e controversi protagonisti della mitologia classica, il figlio di Esone viene perciò presentato dall’artista spogliato della sua eroicità, negata di fatto dai suoi stessi difetti, come afferma Gaia Valentino, autrice insieme ad Alberta Zallone dei testi critici del catalogo: “L’umanità di Giasone prende il sopravvento, sconfessando la sua aspirazione eroica, le sue azioni, dettate dall’egoismo e dall’ingordigia, minano la sua purezza personale e quella del territorio faticosamente conquistato rendendo inutile il travaglio”.

E il telo dorato, simbolo un tempo di purezza, viene piegato e collocato da Alessandro Fusco al centro dello spazio espositivo, ormai privato dell’aura di sacralità possibile solo nella dimensione naturale testimoniata dalle immagini nelle teche; estrapolato da quel contesto assume ora un nuovo significato, trasformandosi in cupidigia e sete di potere, diventando l’esatta negazione di virtù  e crescita personale che non va imputata solo al mitico Giasone, ma anche a molti cosiddetti “eroi” contemporanei.

 

[Le immagini della gallery sono state realizzate dall’artista]

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