HomePoliticaDepositati in Cassazione i quesiti referendari No Triv

Depositati in Cassazione i quesiti referendari No Triv

Otto Regioni di centrosinistra e due (Liguria e Veneto) contro lo “sblocca Italia” del governo di Matteo Renzi. O meglio, contro le norme contenute nella legge di conversione del decreto, dove vengono disciplinate procedure e modalità per il rilascio di nuove concessioni ed autorizzazioni per la ricerca e la prospettazione petrolifera nelle acque territoriali italiane.

Dieci Consigli regionali, sei quesiti referendari, un obiettivo: difendere i mari dalle trivelle e prima ancora dai danni certi della ricerca di giacimenti sottomarini di idrocarburi liquidi o gassosi, con la tecnica invasiva dell’airgun. Le Assemblee delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto hanno depositato oggi presso la Corte di Cassazione a Roma le deliberazioni che chiedono un referendum per l’abrogazione dell’art. 35 del Decreto “Sviluppo” e di parti dell’art 38 del Decreto “Sblocca Italia”.

La Costituzione repubblicana, all’art. 75 , prevede che la consultazione referendaria possa essere richiesta da almeno cinque Regioni, obiettivo doppiato dai Parlamenti regionali, che hanno così evitato la lunga e complessa procedura della raccolta di firme popolari per l’indizione della consultazione.

Per il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo, “ci sono le condizioni per aprire un confronto nazionale su questo tema così sentito dai territori. Non è una sfida al Governo centrale, ma una mano tesa a collaborare per difendere la bellezza, l’ambiente,  l’attrattività turistica delle coste dell’Adriatico e dello Ionio, l’economia marinara, la pesca. Anche Roma avrà verificato che è giunto il momento di dare un segnale di attenzione alla straordinaria sensibilità espressa in tante regioni del Paese e che ha visto la Puglia pronunciarsi in maniera chiara e unitaria a favore del referendum abrogativo No triv”.

I quesiti sono stati depositati e, prosegue Loizzo, “ritengo che ci siano i presupposti tecnici e giuridici per l’ammissibilità, sulla quale dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale, dopo l’esame formale da parte della Cassazione. Una volta dato via libera al referendum, riprenderà la nostra campagna per allargare la partecipazione, garantire l’informazione e diffondere la consapevolezza del rilievo di una  consultazione popolare che riteniamo fondamentale per difendere i nostri mari e il nostro futuro”.

Va in questo senso l’ordine del giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale pugliese nella seduta del 29 settembre, che prevede una campagna di sensibilizzazione da promuovere per interessare e informare i cittadini che saranno chiamati alle urne sui quesiti referendari.

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Redazione
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