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Fallimento Divania, il tribunale di Bari assolve l’Unicredit da ogni accusa di truffa ed estorsione

La vendita di prodotti finanziari di Unicredit non è stata una concausa del fallimento della Divania. Con sentenza definitiva la Cassazione ha infatti messo la parola fine al primo filone penale da cui era scaturita tutta la vicenda giudiziaria relativa a Divania, confermando il proscioglimento di tutti i dipendenti ed ex dipendenti del Gruppo coinvolti nel fallimento dell’azienda barese.

La Cassazione ha, infatti, dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla procura di Bari e dalla società Divania contro la sentenza del giugno 2014 con cui il gup del Tribunale di Bari ha prosciolto all’udienza preliminare 18 imputati, tra cui vertici nazionali e territoriali di Unicredit.

La sentenza di proscioglimento ha stabilito che gli imputati non hanno truffato Divania, non si sono indebitamente appropriati di somme e non hanno estorto denaro, tramite la sottoscrizione di una convenzione, all’imprenditore Francesco Saverio Parisi, all’epoca dei fatti titolare di Divania.

La società – secondo Parisi – sarebbe fallita nel 2006 per aver stipulato con Unicredit derivati ad altissimo rischio. I reati contestati erano truffa aggravata, appropriazione indebita ed estorsione. Il 27 novembre scorso Unicredit ha ottenuto dal Tribunale civile di Bari il rigetto della richiesta di Divania che aveva chiesto ai giudici di condannare la banca al pagamento di 1.687.942 euro, oltre ai danni, per avere “illegittimamente ed abusivamente incamerato la somma suddetta da conti valutari esteri, riducendo la liquidità disponibile” dell’azienda.

Nel giugno 2011 il Tribunale fallimentare prima e la Corte d’Appello di Bari poi, avevano escluso che la operatività in derivati potesse rappresentare anche solo una concausa del dissesto di Divania. Per il crac della società di salotti è aggiornato all’11 febbraio 2016 l’inizio dell’udienza preliminare nei confronti dei vertici di Unicredit accusati di concorso in bancarotta fraudolenta dell’azienda barese. Tra i 16 imputati l’ex amministratore delegato di Unicredit Banca, Alessandro Profumo, e l’attuale amministratore delegato Federico Ghizzoni.

UniCredit, in relazione alla vicenda, in una nota ufficiale ribadisce fermamente “la correttezza del proprio operato, di quello di ex esponenti e propri dipendenti ed è convinta che ciò potrà emergere dal vaglio delle sedi giudiziarie. Le vere ragioni del default di Divania sono contenute nella sentenza dichiarativa del suo fallimento del giugno 2011, confermate anche dalla Corte d’Appello di Bari e nella sostanza escludono che la contestata operativita’ in derivati abbia potuto rappresentare anche solo una concausa del dissesto di Divania”.

UniCredit evidenzia inoltre che “sulla medesima vicenda Divania, nel luglio 2014, il GUP del Tribunale di Bari ha prosciolto tutti i dipendenti ed ex dipendenti del Gruppo UniCredit coinvolti, mentre lo scorso 27 novembre il giudice monocratico del Tribunale civile di Bari ha respinto la richiesta di danni presentata da Divania contro UniCredit, condannando la Curatela del Fallimento Divania anche al pagamento delle spese processuali in favore di UniCredit e prevedendo l’onere della Consulenza Tecnica d’Ufficio definitivamente a carico della predetta Curatela”.

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Redazione
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