Inchiesta – Donare il sangue in Puglia – Il punto di vista della Fidas [5]

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Continuiamo a parlare della donazione di sangue in Puglia. Per capire quale sia la situazione attuale, considerando il ritardo nell’accreditamento delle strutture, abbiamo ascoltato Rosita Orlandi, presidente della Federazione Pugliese Donatori Sangue – Fidas (Federazione Italiana Associazioni Donatori di Sangue) di Bari, da 38 anni impegnata nel volontariato.

Prima di discutere della Puglia mi piacerebbe chiarire con Lei cosa succede alle sacche di sangue una volta raccolte. Molto è stato detto e scritto a sproposito.

Il sangue e gli emoderivati raccolti sono distribuiti negli ospedali e nelle industrie farmaceutiche. Una sacca di sangue ha un costo medio di 200 euro, soldi che servono per la retribuzione dei medici e degli specialisti che si occupano delle analisi per accertare l’idoneità del donatore e al personale che si dedica alla raccolta. Non si può dimenticare, inoltre, la spesa per il materiale necessario per i laboratori e per le strutture. È compreso anche un contributo fisso per le associazioni.

Cosa sta succedendo in Puglia nell’ambito delle donazioni di sangue? Quali difficoltà stanno affrontando le associazioni di volontariato?

Negli ultimi tre anni molto è cambiato. Nonostante ci siano numerosi donatori, le ristrettezze economiche e il ritardo nell’accreditamento delle strutture rischia di influenzare pesantemente l’autosufficienza della nostra regione. Le associazioni organizzano numerose raccolte di sangue, in tutto l’arco dell’anno, per supportare il fabbisogno del territorio. Il periodo più problematico è quello estivo che, ad ogni modo, è sempre stato efficientemente tamponato grazie all’utilizzo di autoemoteche o altri punti di raccolta. Con la crisi economica le Asl hanno avuto a disposizione meno fondi da destinare al lavoro del personale addetto che, non ricevendo più questo tipo d’incentivo economico, ha ridotto la propria disponibilità. Questo ha fatto sì che tra il 2013 ed il 2014 ci siano state ben 7874 donazioni in meno su un totale di circa 152.000. È importante sottolineare che in Puglia metà della raccolta si svolge in esterna.

Donazioni perse per la carenza di fondi per le raccolte esterne ma anche per il mancato accreditamento delle strutture.

Certo. Ad oggi solo 8 strutture trasfusionali su 23 sono state accreditate. I donatori hanno bisogno di sicurezze, sicurezze che si configurano nell’accreditamento di tutte le strutture presenti nella regione ma anche dei punti di raccolta quali poliambulatori, ospedali dismessi ed alcune sedi associative e la disponibilità di autoemoteche. A tal proposito, tempo fa, l’assessore Elena Gentile aveva annunciato che nove nuovi mezzi sarebbero arrivati. Ne è giunto solo uno che è andato a sostituire quello del Policlinico. A Bari ci sono poi l’autoemoteca dell’Avis e quella della Fidas, data in uso gratuitamente ai centri trasfusionali. Quest’ultima sembra non potrà essere autorizzata, causando una perdita di 1200 unità di sangue.

Al momento qual è la disponibilità di sangue in Puglia?

Gli effetti di ciò di cui stiamo parlando sono già visibili. Quest’estate e in febbraio c’è stata la necessità di importare sangue da altre regioni d’Italia, importazioni che per ora contano centinaia di sacche, che rischiano di diventare migliaia nei mesi a venire. La Regione emana le norme, però, in seguito, i direttori generali e i medici dovrebbero comprendere che l’autosufficienza e l’importazione di sangue da altre regioni non sono un problema marginale e, quindi, agire di conseguenza. La Puglia è sempre stata autosufficiente e vantava modelli associativi avanzati, ora invece sembra voler solo punire i suoi volontari.

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