Il Presidente della BCE Mario Draghi non demorde nell’inondare di liquidità il sistema bancario europeo. Preoccupato per la stagnazione inflazionistica che, addirittura, fa segnare un – 0.2% strutturale, (e contro il parere tedesco), aumenterà le misure di doping monetario.
Dai 60 miliardi attuali si salirà ad 80 miliardi di euro mensili da immettere nei circuiti creditizi. Aumenteranno gli asset finanziari in pancia, con un ampliamento del portafoglio obbligazionario e l’intervento sui mercati secondari per tenere sotto controllo le fluttuazioni di prezzi ed interessi.
Indicativamente sino a Marzo 2017 questa situazione perdurerà, portando in negativo i tassi di deposito presso Francoforte. Il – 0.4% sarà riconosciuto a chi deterrà liquidità presso la BCE, costringendo quindi le Banche a non tesoreggiare. Specularmente il TUR (Tasso Unico di Riferimento) scenderà allo 0%. In pratica detenere moneta avrà un costo, ma chiederla in prestito no, de facto si irrobustiscono le misure per oliare le corde dell’economia.
Per amore di cronaca, tali interventi sino ad oggi sono risultati insufficienti. Il problema del QE è stato che gli oltre mille miliardi già pompati nel sistema, anziché finire a privati e PMI, hanno riallineato i bilanci e le sofferenze bancarie, con poca trasparenza sui risultati ottenuti.
Inoltre, avere un costo del denaro nullo, toglie potere di contrattazione ai correntisti, che si vedono schiacciare a ribasso il valore della loro liquidità. Bisogna sostenere la domanda interna per ripartire, questo è vero, ma non costringendo a spendere quel poco che si ha. Piuttosto, intervenendo con uno stimolo massiccio dei redditi e della occupazione. Insomma, è il salario che aumenta la propensione al consumo, non il “bazooka” di Draghi.











