Ed insomma… alla fine, tutti a casa, e non è successo nulla. Ancora una volta si conferma la relazione tra la lunghezza dei processi e l’assenza di giustizia. E quindi tutto continuerà ad andare… come deve andare.
Se ci sono voluti anni di inchieste, intercettazioni ambientali, appostamenti ed un lungo e complesso lavoro di indagine per stabilire ruoli, costi, reati e posizione di tutti i 32 imputati coinvolti, alla fine tutto si è volatilizzato in una nuvola di nulla a causa della prescrizione. E non ci sono più colpevoli, reati, abusi… ma soltanto vittime e complici per la morale, ma non per la giustizia.
Naturalmente alla fine di un processo si sarebbe anche potuto sancire la completa innocenza di tutti gli imputati. Ma ora, con la prescrizione, tutto viene congelato, cancellato. E resteranno sempre dubbi e certezze di fatto (ma non di diritto).
Tutti prescritti, infatti, i reati contestati nel processo cosiddetto ‘Esamopoli‘ sulla presunta compravendita di esami alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Bari. I fatti si riferiscono al 2005-2006. A più di 6 anni dall’inizio del processo, è stata la stessa Procura a chiedere al Tribunale di dichiarare la prescrizione per tutti i 32 imputati per tutte le accuse (associazione per delinquere, induzione indebita a dare o promettere utilità, corruzione, falso e rivelazione del segreto d’ufficio).
Tra gli imputati per i quali nella prossima udienza del 28 giugno il Tribunale potrebbe dichiarare la prescrizione, ci sono gli allora docenti di matematica Massimo Del Vecchio e Pasquale Barile, dipendenti amministrativi dell’università, bidelli, studenti e genitori.
Per l’accusa, c’era una sorta di tariffario, tra i 700 e i 3mila euro per ogni esame superato, per un giro d’affari stimato in oltre 50mila euro in 8 mesi. Le indagini, portarono nel 2009 all’arresto di sei persone.











