HomeEconomia & SviluppoEconomiaEdilizia. Fondi europei? Non bastano se non finiscono liti e ricorsi

Edilizia. Fondi europei? Non bastano se non finiscono liti e ricorsi

Non bastano i soldi ed i fondi europei per rilanciare un comparto in fortissima crisi come quello edilizio, se non c’è un nuovo spirito di collaborazione tra i vari soggetti attivi e gli imprenditori. Troppi ricorsi e controricorsi, troppo tempo perso nei tribunali e negli uffici e troppo poco nei cantieri.

“Condividiamo l’appello degli imprenditori del settore edilizio: i 12,7 miliardi di fondi Ue destinati alla Puglia [QUI L’APPROFONDIMENTO] sarebbero un’importante boccata d’ossigeno per un settore alla canna del gas, tra i più colpiti da questa infinita crisi economica. Tuttavia i patti siano chiari: lamentarsi non basta, bisogna collaborare con un nuovo spirito”.

Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari-Bat commenta la richiesta dell’Ance di destinare alle costruzione il 50% dei fondi europei destinati alla Puglia per il 2014-2020.

“Bene, si valuti questa proposta, ma gli imprenditori si compromettano a smetterla con la sequela interminabile di ricorsi e controricorsi al Tar e al Consiglio di Stato che bloccano i cantieri per mesi e addirittura per anni, come nel caso, eclatante, del porto di Taranto, laddove da due anni a questa parte 500 milioni di investimenti, tanti posti di lavoro e un’occasione unica per il rilancio di un’infrastruttura vitale per l’intera economia regionale sono al palo a causa di battaglie in carta bollata. Certi atteggiamenti non fanno altro se non acuire la crisi, frenando opportunità di creazione di nuova occupazione e di sviluppo per il territorio, già minate dalle lentezze burocratiche della Regione Puglia e degli enti locali. Gli ostruzionismi autolesionisti non giovano alla causa dell’edilizia, che invece ha bisogno di ritrovare la strada maestra per tornare ad essere un settore trainante dell’economia locale e nazionale”.

“Inoltre – continua Pugliese – va ricordato che oltre ai fondi della programmazione 2014-2020, bisogna spendere ancora quelli relativi al periodo 2007-2013, per una quota pari al 40%. Vero, la Regione Puglia è tra le regioni che più ha speso, ma la speranza è che stavolta, oltre alla velocità di spesa, si pensi anche alla qualità, in maniera tale da creare condizioni concrete per un processo di crescita e sviluppo”.

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Redazione
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