Il Vecchio Continente teatro di guerra per antonomasia. A partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, l’Europa ha vissuto enormi cambiamenti sociali, ideologici e politici. Ma sono state proprio le distruzioni umane e materiali prodotte dalla guerra a spingere i popoli del continente ad una rottura radicale con il proprio passato, ad indurli a trasformare questo spazio geografico da contenitore di Stati in antica rivalità e costante competizione tra loro in un laboratorio in cui si vanno sperimentando nuove forme di stabilità, tolleranza democrazia e prosperità. Messi, purtroppo, a dura prova dall’attuale conflitto in Ucraina.
William W. Corcoran, professore all’Università della Virginia in cui insegna Storia, nel libro “Il Continente diviso”, pubblicato da Carocci Editore, analizza il ruolo giocato dagli europei di fronte al predominio americano e sovietico e le sfide opposte da leader come de Gaulle, Brandt, Thatcher e Mitterrand alle due super potenze.
Oggi, mentre la globalizzazione obbliga il Vecchio Continente a ridefinire la propria identità per affrontare radicali mutamenti economici e geopolitici, è tanto più urgente ripensare alla storia dell’ultimo cinquantennio. Si parte dalla “mezzanotte tedesca”, ossia la divisione dell’Europa nel 1945, per passare al governo laburista in Gran Bretagna, alla democrazia contrastata in Francia, Italia e Germania Ovest, per giungere al comunismo al potere.
La seconda parte del volume è, invece, dedicata al “boom, ai miracolosi anni cinquanta, ai venti del cambiamento con la fine degli imperi europei, agli anni di Chruscëv e alla “tentazione” gollista. La terza parte del libro riserva un focus ai malcontenti del 1968 e degli anni successivi, alla transizione verso la democrazia in Spagna, Portogallo e Grecia, all’Europa dell’Est dal 1968 al 1981, all’era Thatcher. La disamina si conclude con le rivoluzioni europee del 1989-91, con il conflitto in Bosnia, al presente e al futuro dell’inafferrabile Unione europea. Una lunga e controversa storia che fa meglio comprendere i fatti dei giorni nostri.











