La Francia è “Blu Marine”, così abbiamo esordito dopo lo sfondamento al primo turno della fiammante leader di destra. Ma, seguendo una tradizione consolidata e tramandata in famiglia, i ballottaggi restano una pillola amara da digerire. Epico infatti fu lo scontro tra Jean-Marie Le Pen e Chirac, che vide nel 2002 il FN superare con successo il primo step ma perire nello scontro finale.
E il trend continua, con sicuramente novità importanti sia dal punto di vista politico che strutturale che di voti. Infatti con 6 milioni e 700mila preferenze vengono battuti tutti i record storici e con il 28% del consenso nel Paese, Marine è sicuramente la prima donna di Francia.
Eppure giustapponendo tutto ciò al “Patto Repubblicano” ha fatto sì che il Fronte restasse a bocca asciutta. Nessuna regione conquistata, 7-5 a favore dei Repubblicani di Sarkozy e il resto ai socialisti di Valls.
E’ stato utilizzato tutto l’armamentario mediatico per scongiurare il pericolo “fascismo”, ha funzionato insomma il giochetto per cui si imbriglia nei vecchi schemi ideologici l’avversario e lo si dipinge come un diavolo che s’aggira per l’Europa. Addirittura il premier parigino ha paventato il rischio guerra civile in caso di vittoria dei Le Pen.
Ed è proprio Marine che a caldo degli exit poll che davano per finita la partita, domenica sera ha commentato: “Questo è il prezzo da pagare per l’emancipazione di un popolo. Grazie a tutti i militanti che con il loro impegno, la loro energia hanno permesso il risultato del primo turno, sradicando il partito socialista a livello locale.
Voglio esprimere la mia gratitudine ai più di 6 milioni di francesi che hanno votato Fn e hanno saputo rifiutare le intimidazioni e le manipolazioni.”
Adesso la sfida cruciale sta nel non lasciare ibernato un terzo del consenso Nazionale in una scatola piena di principi, idee e valori, ma all’atto pratico incapace di tradurre tutto ciò in azione di governo.
Anche in Italia le riflessioni non sono mancate, specie tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini, sempre più convinti che: “Uniti si vince”, senza però dimenticare le palpabili differenze che, ad esempio, li dividono da Forza Italia con un Berlusconi allietato dall’insuccesso di chi corre da solo.
Comunque sia i dati sono bifronte, se si dovesse continuare a fare squadra contro qualcuno e non a favore di un progetto, finiranno per esaurirsi anche le tattiche di sbarramento degli avversari. Oggi i popoli sono sempre più sofferenti verso la gabbia europea, la storia ci insegna che la protesta diviene matura e maggioritaria quando incompresa.











