HomeStoria della PugliaGli Altavilla e la Contea di Lecce

Gli Altavilla e la Contea di Lecce

Nel secolo XI l’Italia meridionale era terra di conquista: immersa nell’anarchia, era occupata, a zone discontinue, da diversi principi locali, longobardi, bizantini e saraceni, tutti sovrani forestieri, sempre antagonisti e spesso in guerra tra loro.

Verso la metà del secolo, dalla lontana Normandia francese, giunsero folte schiere di guerrieri normanni, guidati da valenti capitani, che, senza troppe difficoltà, s’impadronirono dell’intero Meridione.

Intorno al 1059, i Normanni portarono a termine la conquista di quasi tutto il Salento.
Goffredo d’Altavilla, fratello del grande condottiero normanno Roberto il Guiscardo, riuscì a impadronirsi dei territori di Nardò e Lecce e creò la Contea di Lecce. In seguito, nel 1088, venne costituito il Principato di Taranto, assegnato a Boemondo I d’Antiochia, che includeva anche Oria, Gallipoli e Otranto.
A questo punto la Puglia poteva dirsi interamente normanna.

In tutto il periodo del loro dominio nel Salento, i Normanni fissarono la propria corte a Lecce.

Al primo conte di Lecce, Goffredo I d’Altavilla, morto nel 1092, si susseguirono, da padre in figlio, altri cinque successori normanni, ormai naturalizzati leccesi: i conti Goffredo II, Accardo, Goffredo III, Roberto e, ultimo della casata, il nipote Tancredi, che sarebbe divenuto anche re di Sicilia.

Sotto il loro controllo, la contea di Lecce si ingrandì notevolmente.
Ciascun conte, infatti, aveva annesso sotto la personale giurisdizione feudale altri territori salentini: grossi centri abitati, come Ostuni, Oria e Maglie; molti casali, tra cui Torchiarolo, Squinzano, Novoli, Surbo, Lequile, Cavallino, Melendugno e Roca; molti villaggi, come Merine, Caprarica, Castrì, Pisignano o Acaia, per indicare solo quelli più vicini al capoluogo; ed infine fertili tenute agricole ed altri terreni più selvosi, acquitrinosi e incoltivabili.

Questo vastissimo dominio personale dei conti d’Altavilla necessitava di un’accorta amministrazione del potere, perciò il territorio della contea si suddivise, man mano, in feudi che vennero concessi in beneficio, dagli illustrissimi Conti, ad amici baroni, a fedeli cavalieri, a fidati consiglieri: questi, nella gerarchia feudale, diventavano valvassori del Signor Conte, il quale, a sua volta, era vassallo di Sua Maestà il Re.

Tra i feudatari della contea, primeggiavano i Maremonti, baroni di Campie, Cursi, Minervino e Poggiardo; i Chiaramonte, baroni di Sternatia e Zollino; i Guarino, baroni di Castrì, Sorano e Acquarica; i Lubello baroni di Maglie e Sanarica e i Maresgallo, baroni di Lequile.

Così facendo, i normanni avevano completamente sottratto il Salento alla predominante influenza dell’Impero d’Oriente: l’area della cultura bizantina rimase circoscritta unicamente in quella che, ora, viene indicata come “Grecìa salentina”.

I baroni, oltre alla dimora signorile nel proprio feudo, si fecero costruire magnifici palazzi nella città capoluogo e qui risiedevano, per stare il più vicino possibile al Signor Conte. Essi costituivano la Corte d’onore, mentre le loro consorti, le Signore Baronesse, erano orgogliose di fare le dame di compagnia della Signora Contessa e le loro figliole di essere le damigelle amiche delle Contessine.

Sotto i conti d’Altavilla, si ebbe la rinascita della città di Lecce e lo sviluppo si verificò, non soltanto nell’edilizia civile e in quella religiosa, ma anche nella cultura, nelle attività sociali e nelle produttività economiche, tanto che Lecce divenne per importanza la terza città del Regno, dopo Palermo e Napoli.

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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