E’ una questione di miliardi. Per la Grecia la scadenza e’ arrivata. Si tenta di negarla in un diluvio di parole” scrive il New York Times. Infatti sono piu’ di un miliardo e mezzo di euro che la Grecia dovrebbe restituire al Fondo Monetario Internazionale entro il prossimo 30 giugno ma , precisa il Guardian, ” la Grecia non puo’ pagare e non paghera’ “. La Banca Centrale Europea ha concesso solo quest’ anno 118 miliardi allo stato greco, il doppio dell’anno scorso e l’equivalente al 66% del prodotto interno lordo greco ma che non sono serviti a far superare al paese la profonda crisi economica iniziata nell’ autunno del 2009. Sono 240 i miliardi di euro che la Grecia ha ricevuto dalla Troika negli ultimi anni a partire dal 2010 e sono circa 4 i miliardi di euro che i risparmiatori greci hanno ritirato dai bancomat del paese in poco meno di 4 giorni per paura di un’ imminente chiusura o di una ridotta liquidita’ degli istituti bancari. Numeri da capogiro che hanno fatto scendere i depositi bancari ai minimi mai visti negli ultimi 11 anni.
Una lenta emorragia che rispecchia un paese completamente allo sbaraglio, un incertezza politica protratta fin troppo e un metodo quello dell’austerità, che non ha funzionato, almeno non in Grecia.
La situazione infatti e’ talmente drammatica che la “Commissione per la verità’ sul debito pubblico”, creata lo scorso aprile dal Parlamento greco al fine di indagare sulle origini della crescita del debito pubblico e l’ impatto che le condizioni imposte dalla Troika hanno avuto sull’ economia e la popolazione intera, hanno dichiarato che il debito e” illegale, illegittimo e odioso”.
La CNN parla di giorno del giudizio universale per la Grecia e l’ Unione europea. Sempre il New York Times ha riportato in prima pagina le parole del primo ministro greco, Tsipras che ha dichiarato ” Noi aspetteremo pazienti che le istituzioni aderiscano alla realtà'” riferendosi alla Troika. ” Coloro che percepiscono il nostro sincero desiderio di trovare una soluzione e i nostri tentativi di colmare le differenze come un segno di debolezza, dovrebbero considerare quanto segue: Noi non stiamo semplicemente assumendo un carico di sacrifici ma ci assumiamo la responabilita’ della dignita del nostro popolo, cosi’ come le speranze dei popoli d’ Europa”. Eppure sembra che i greci nell’Union europea ci vogliano restare, nonostante anni di austerità e sacrifici. “Vogliamo restare in Europa” è stato lo slogan scandito a gran voce da migliaia di persone riunitesi in piazza Syntagma ad Atene, davanti al Parlamento, per una manifestazione organizzata tramite i social network allo scopo di esortare il governo a firmare al più presto un accordo con i creditori internazionali. “La maggioranza silenziosa ha parlato e ha detto: vogliamo restare in Europa” scrivono alcuni giornali greci.
E se dovesse uscire dall’ Eurozona? Cosa accadrebbe alla Grecia e all’Europa? Paul Krugman, premio nobel per l’economia, ha ipotizzato uno scenario alquanto controverso. Edito dal New York Times l’ economista americano ha pubblicato il possibile piano B della Grecia e cioe’ non il default ma la possibile ripresa una volta fuori dall’ Euro. “Immaginate” scrive Krugman ” che una nuova dracma fortemente svalutata porti frotte di turisti britannici, gran bevitori di birra, sulle coste dello Ionio, e che la Grecia cominci a riprendersi. Questo darebbe grande incoraggiamento a tutti quelli che, in ogni paese, si oppongono all’austerità e alla svalutazione interna.
Fino l’altro ieri gli “Europei Molto Seri” indicavano la Spagna come un caso esemplare di successo, come la giustificazione di tutto il loro programma. E così, se le forze anti-establishment potranno fare riferimento a una Grecia in via di ripresa, lo screditamento dell’establishment verrà accelerato.”
La paura di Krugman e’ che forse la Germania sia disposta a sabotare la Grecia appena fuori dall’ euro ma questo si spera sia inaccettabile anche per la nuova signora di ferro tedesca , Angela Merkel.











