Anarcoidi, provocatori, dissacranti. Furono tutto questo gli artisti del Gruppo 70, la costola del Gruppo 63 che lanciò in Italia, 50 anni fa, per la prima volta la poesia visiva, in mostra a Bari nella galleria Vera Arte (via Matteotti 16). Si narra che Pignotti, il capofila del movimento, partecipando negli anni ’70 ad un concorso di poesia avesse inviato un foglio bianco: un gesto eloquente, lo schiaffo ad un mondo che non aveva e non ha più nulla di dire, l’afasia di un poeta che prefigurava giá gli esiti del post-capitalismo.
Sensazioni e provocazioni incastonate sulle pareti della galleria sapientemente gestita da Zina D’Innella e sua figlia Vera Carofiglio, in un percorso a ritroso negli anni ’70, quelli delle proteste, delle ribellioni iconografiche e letterarie, ed é possibile vedere immagini di volti di donna strappati dalle pagine di pubblicità, per sottolineare la manipolazione della figura della donna molto prima che se ne parlasse sui mass media, collage di parole e versi scritti su fogli in filigrana. Spicca tra queste, oltre la prestigiosa produzione di Pignotti, la poesia visiva dello spagnolo Pablo Del Barco, col suo “discorso para la gente che amo”, un inchiostro nero su un foglio bianco, e poche, pochissime parole, quasi a evocare sensazioni e giochi linguistici, come quello tra Capital, capitale e capitalismo, in un’ eco socialista che stride però con la matrice futurista del gruppo.
“Il loro linguaggio era uno strumento per garantire una società più giusta”, commenta Elide Bozzani nella sua introduzione al vernissage, “come diceva don Milani: non é ricco colui che ha denaro, ma chi sa parlare”. Anche i quadri possono parlare.










