HomeStoria della PugliaIl fascino e il mistero infiniti di Castel del Monte

Il fascino e il mistero infiniti di Castel del Monte

Un capolavoro unico dell’architettura medievale. Un edificio ricco di fascino e mistero. Un’opera che riflette la cultura e la grandezza del suo fondatore: Federico II di Svevia.

Castel del Monte è certamente uno dei castelli più importanti fatti costruire dal sovrano ma è, anche, uno dei luoghi più misteriosi al mondo.

L’edificio venne fatto realizzare da Federico probabilmente intorno al 1240: il 29 gennaio di quell’anno, infatti, l’imperatore firma un decreto diretto a Riccardo di Montefuscolo, giustiziere di Capitanata, in cui ordina di predisporre il materiale necessario alla costruzione di un castello situato presso la chiesa (oggi scomparsa) di Sancta Maria de Monte, vicino Andria.

Tutt’altro che casuale, e non solo a livello strategico, appare la scelta del luogo: apparentemente isolato e periferico, in realtà il castello sorgeva non lontano dalla strada che collegava alcuni importanti nuclei insediativi dell’epoca.

L’edificio è posto in cima ad una collina alta 540 metri sul livello del mare, ben visibile a distanza, inondata dal sole in tutte le ore del giorno.

E con la luce, in effetti, il monumento sembra costantemente in relazione: la luce del sole e le ombre esaltano e definiscono le sue forme, regolarissime eppure sottilmente differenti, e ne valorizzano i colori, anch’essi uniformi e mutevoli insieme. Nel Medioevo, del resto, il rapporto col sole, condizionava l’orientamento degli edifici sacri e ciò appare più ovvio se si considera che Federico II era appassionato di astronomia.

Oggetto di studio, misteriosa e diversamente interpretata è la destinazione d’uso di questo edificio.

Castel del Monte è qualcosa di diverso da un semplice castello.

Non sono presenti, infatti, nella sua costruzione, elementi strutturali che caratterizzano i tradizionali castelli del Medioevo. La mancanza di elementi quali il fossato, le cantine, le scuderie, le cucine, gli alloggi per la servitù; la presenza di ampie finestre (sconvenienti in un castello poiché davano la possibilità al nemico di introdurvi palle infuocate), la mancanza di feritoie, la presenza di scale a chiocciola che salgono verso sinistra, lasciando libero l’assalitore di brandire la spada con la mano destra; e ancora, la bellezza dei suoi marmi e lo sfarzo nella cura dei particolari, ci danno l’idea che Castel del Monte non era una costruzione militare, ma qualcosa di diverso, forse una dimora di cultura, dove, isolati dai centri abitati, ci si poteva dedicare alle diverse scienze del sapere.

Il castello ospitava un numero limitato di dignitari di corte e la sua posizione isolata oltre al numero elevato di guardie, saraceni, cavalieri teutonici lo rendeva un luogo inaccessibile.  Sulla sommità di quel piccolo colle, in un luogo dove confluivano i pochi scelti dall’Imperatore, lontano dalla vista di curiosi, si conducevano probabilmente studi legati all’astronomia, alla matematica, alla scienza occulta e all’alchimia.

Del resto, i camini del castello erano troppo piccoli per usarli nella preparazione delle numerose pietanze occorrenti ai banchetti imperiali, ma erano sufficienti per modellare, con il fuoco, la materia, durante le misteriose operazioni alchemiche che tanto affascinavano Federico. La presenza alla corte dell’Imperatore di Michele Scoto, tra i primi autori latini di scienza occulta, rafforza questa ipotesi.

Il castello è universalmente noto per la sua forma ottagonale e l’otto è un numero che si ripete in ogni dettaglio.

Su ognuno degli otto spigoli, infatti, si innestano otto torri della stessa forma. Nelle mura, in pietra calcarea locale, si aprono otto monòfore nel piano inferiore, sette bifore ed una sola trifora, rivolta verso Andria, in quello superiore. Il cortile, anch’esso di forma ottagonale, ospita al centro una grande vasca ancora di forma ottagonale. Sedici, infine, sono le sale del castello: otto al piano superiore, otto in quello inferiore.

La forma ottagonale, così come il numero otto, sono il simbolo della resurrezione e rimandano alla mediazione tra la terra (il quadrato) e il cielo (la sfera). Essi sono, perciò, un segno di pace interiore e di anelito alla resurrezione.

Un’altra interessante lettura della funzione del castello ci viene da un misterioso fenomeno che avviene nel cortile due volte l’anno. Infatti, dalla stanza terminale del percorso del primo piano, rivolta a sud est, un raggio di sole attraversa sia la finestra della facciata esterna, sia la porta finestra che si affaccia sul cortile, andando ad illuminare un rettangolo scolpito sulla parete nord-ovest della facciata del cortile interno, nel punto dove un tempo era scolpito un bassorilievo.

Il fenomeno avviene l’otto aprile e l’otto ottobre, che, nel calendario Giuliano, quello usato all’epoca, era l’ottavo mese dell’anno. Considerando molti monumenti dell’antichità si può ritenere di certo che essi sono disposti secondo precisi riferimenti ad astri, dalla posizione di alcune delle più grandi piramidi, al più noto monumento megalitico dell’Europa, Stonehenge.

Che il castello, allora, in linea con gli altri luoghi citati, possa essere stato concepito come una sorta di calendario di pietre, una sorta di osservatorio astronomico, un luogo dove leggere gli astri con i numerosi arabi che erano presenti alla corte dell’imperatore?

Un altro elemento interessante da osservare è quello dell’ingresso del castello. Esso è caratterizzato dalla presenza di un meraviglioso portale in breccia corallina, da due colonne e da due leoni scolpiti: il primo con lo sguardo rivolto verso il sorgere del sole al solstizio d’inverno e  il secondo con lo sguardo rivolto nella direzione del sorgere del sole nel solstizio d’estate. Infine un sistema di gradini posti sui lati della costruzione accompagna il visitatore fuori dall’edificio. Tale sistema permette, a colui che esce da questo portale, di non dare mai le spalle al castello, quasi in senso di rispetto, quasi ci si trovasse in una chiesa, o che il castello custodisse qualcosa di veramente sacrale tale da garantirgli il massimo riguardo.

È anche per questo che più di qualcuno ha ipotizzato che il castello fosse stato costruito per custodire la più preziosa delle reliquie sacre: il Sacro Graal, la coppa che raccolse il sangue di Cristo crocifisso. Questa sarebbe stata portata a Castel del Monte dai cavalieri Templari, che la nascosero tra le pietre dell’edificio per salvarla dai numerosi cercatori.

La bellezza e lo sfarzo del castello giustificherebbero una destinazione d’uso così nobile.

Tutto l’edificio è caratterizzato dal contrasto cromatico derivante dall’utilizzo di breccia corallina, pietra calcarea e marmi. Le sale, a forma trapezoidale, sono tutte comunicanti tra loro con un percorso anulare, ad eccezione della prima e dell’ottava, separate da una parete in cui si apre, in alto, un grande òculo, probabilmente utilizzato per comunicare tra un piano e l’altro. Le coperture sono a crociera costolonata e le chiavi di volta delle crociere sono diverse fra loro, decorate da elementi antropomorfi, zoomorfi e fitomorfi.

Il collegamento fra i due piani avviene attraverso tre scale a chiocciola inserite in altrettante torri. Alcune di queste torri accolgono cisterne per la raccolta delle acque piovane, in parte convogliate anche verso la cisterna scavata nella roccia, al di sotto del cortile centrale. In altre torri, invece, sono ubicati i bagni, dotati di latrina e lavabo, ed affiancati  tutti da un piccolo ambiente, probabilmente utilizzato come  spogliatoio o forse destinato ad accogliere vasche per abluzioni, poiché la cura del corpo era molto praticata da Federico II e dalla sua corte, secondo un’usanza tipica di quel mondo arabo così amato dal sovrano.

Grandissimo interesse riveste il corredo scultoreo che, sebbene fortemente depauperato, fornisce una significativa testimonianza dell’originario apparato decorativo, un tempo caratterizzato anche dall’ampia gamma cromatica dei materiali impiegati: tessere musive, piastrelle maiolicate, paste vitree e dipinti murali, di cui fra la fine del ‘700 ed i primi dell’800 alcuni scrittori e storici locali videro le tracce, descrivendole nelle loro opere.

Castello di caccia, luogo di studio, dimora residenziale, è innegabile che, per la sua posizione sopraelevata e per la particolarità della sua forma (una corona ottagonale posta sull’alto dei suoi domini, esattamente come la corona che cingeva la sua testa imperiale) Castel del Monte, sia capace di affascinare l’uomo di oggi, così come è stato oggetto di enorme stupore ed ammirazione da parte di sudditi, alleati, nemici di Federico II.

Qualunque sia stata la sua funzione e qualunque mistero nasconda, questo luogo è stato uno dei mezzi più efficaci da lui concepiti per esaltare la sua grandezza, il prodotto più rappresentativo della sua concezione di “arte al servizio del potere”.

 

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Antonio Verardi
Antonio Verardi
Storico dell’Arte. Ha collaborato con il Museo Pecci di Prato. Ha svolto attività di ricerca per la Facoltà di Lettere e Architettura. E’ docente di letteratura italiana, storia e storia dell’arte. Perito ed esperto per la Camera di Commercio di Bari è iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal maggio 2011.

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