HomePoliticaI ricostruttori, Fitto ci prova così

I ricostruttori, Fitto ci prova così

Sabato scorso, è andato in scena l’one man show di Raffaele Fitto a Roma. Una sala da 1.500 posti, riempita, pronta a lanciare il vessillo nazionale dell’ex delfino di Arcore in Puglia. Ovviamente la sua Regione ha fatto la parte del leone nelle presenze, ma pare debole la mole di accoliti dal resto del Paese, ed il messaggio per chi si erge a nuovo interprete del centro-destra moderato.

Ci sono battaglie giuste, come le primarie per le idee ed i segretari, come la riluttanza nei confronti di Matteo Renzi che ha sedotto ed abbandonato gli azzurri, come l’appiattimento su lepenismo salviniano quando ci si ricorda di essere opposizione, scodinzolando fra un Matteo e l’altro rischiando di sparire dal radar elettorale.

Ma le fragilità di fondo del plenipotenziario pugliese sono tante. Qui da 15 anni v’è un monocolore fittiano, senza possibilità di altri correntismi. Tra l’altro su nomina e fiducia del Presidente Berlusconi, stesso sistema con cui a cascata sono stati nominati dall’alto (da Fitto) tutti i coordinatori e vice-coordinatori provinciali e regionali. Dopo avere perso tutto in questi anni, due volte le regionali con scelte discutibili (nel 2005 l’aver sottovalutato il dirompente Nichi Vendola che recuperò oltre dieci punti di distacco, e nel 2010 candidando l’emblematico Rocco Palese per questioni di vicinanza personale ma senza nessun quid e carisma da mettere in gioco) e due volte il capoluogo barese (Emiliano è stato sindaco incontrastato per dieci anni ed ora vola dispiegato per la Presidenza regionale), condannando un parterre storicamente democristiano, conservatore, di centro-destra, a concedersi agli avversari.

Il gattopardo democristiano che è in lui però gli ha permesso di avere un ottimo seguito e ha brillantemente surclassato alle europee di Maggio ’14 tutti gli uomini dell’inner circle berlusconiano. Asfaltando lo stesso Giovanni Toti, che dalla sua aveva l’appoggio di tutta la dirigenza romana.

Adesso il nuovo commissario pugliese Luigi Vitali, sta mettendo i puntini sulle “i” e sta alzando un polverone sulle varie questioni territoriali. Tra le velenose bacchettate citiamo: “Dov’era la loro indignazione quando per quindici anni sono stati nominati anche loro? (…) Sono venuto per la pace ma sono pronto alla guerra, i parlamentari e molti dirigenti continuano a disertare gli incontri indetti dal partito. (…)  I ricostruttori sono ipocriti, condivido le battaglie di meritocrazia, consenso dal basso, legittimazione popolare, ma loro hanno abusato di questo sistema e oggi criticano da un palco Silvio Berlusconi. (…) Le casse del partito sono vuote. Mandiamo a casa i dipendenti, il 90% dei parlamentari pugliesi non versa la quota dovuta da 2 anni. Poi però riempiono pullman pagati non si sa come e da chi, e vanno in tour per l’Italia a mostrare il volto di un territorio unito.”

Ancora una volta la Puglia è un sintomatico laboratorio politico di costruzione, nicchie, intese, e casi particolari. Il vaso di pandora si è aperto dopo anni di dorata copertura. Comunque vada a finire la partita gli equilibri cambieranno inevitabilmente. I nodi sono giunti al pettine, ma ad Arcore di cambiare parrucchiere non ne vogliono sapere.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img