Paesaggi ammirati dietro il vetro di un finestrino che corrono via veloci ma che restano impressi nella mente. Incontri fugaci, spesso presto dimenticati, in altri casi che lasciano segni indelebili. Il fascino del viaggio in treno non ha eguali. Che lo si faccia per svago o per lavoro o per necessità, sedersi nei vagoni di un treno che viaggia, più o meno, veloce verso la destinazione rappresenta un’esperienza unica, spesso irripetibile.
Alessandra Repossi e Francesca Cosi, appassionate viaggiatrici a piedi e in bicicletta, hanno raccolto nel libro dal titolo “Dell’andare in treno e altre coincidenze”, pubblicato da Ediciclo, in quella che è un’antologia a tutti gli effetti, dodici racconti firmati da altrettanti grandi scrittori, di diverse epoche, per analizzare i differenti modi di vivere il viaggio in treno. I racconti, accompagnati da tavole splendidamente illustrate, sono dedicati a pendolari, passeggeri di lunga gittata, sognatori dal finestrino e collezionisti. Tra le pagine si viaggia su un fantasmagorico treno del futuro, grazie a un inedito di H.G. Wells, ma anche sui lenti vagoni che portano Gozzano a esplorare l’India facendogli perdere bagagli e incontrare avventure. Per Proust il treno è un modo per immergersi nella dolce campagna francese, mentre il più prosaico Mark Twain attraversa la Francia soffermandosi sulle comodità del mezzo (o sulla loro assenza).
E ci sono anche Virginia Woolf, che non può fare a meno di immaginare la vita dei suoi compagni di viaggio, Pirandello che con il fischio del treno offre la libertà a chi non può viaggiare, le carrozze trasformate in luoghi di mistero e delitto per Arthur Conan Doyle, Grazia Deledda intenta ad attraversare la sua Sardegna incantata. Solo per citarne alcuni. Prefazione firmata da Romano Vecchiet.











